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What Marco cares about

Scrittore e sindacalista, unisco impegno civile e narrativa distopica. Con “Il Paradosso di Prometeo” voglio portare la mia voce nel mondo anglofono.

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    Aiutiamo Mario a ripartire dopo una vita dedicata all’amore Il 14 agosto 2025, vigilia di Ferragosto, Maria Rita Morrone è morta su una panchina a Viareggio. Aveva 65 anni. È morta tra le braccia di suo marito Mario, che stava cercando di spostarla perché l’irrigazione del parco stava per partire. Le gambe di lei, devastate dalle piaghe, non reggevano più. Non era una senzatetto qualsiasi. Non era una persona che “se l’è cercata”. Non era nessuna delle cose che le chiacchiere del quartiere raccontavano. Era un’insegnante. Una ricercatrice universitaria. Una donna che parlava cinque lingue. Chi è Mario Mario Ferretti è un uomo di 65 anni, pilota aereo in pensione, laureato in Scienze Politiche, diplomato al Liceo Classico. Un uomo che parla correntemente cinque lingue — italiano, inglese, francese, tedesco e russo — e che ha dedicato la sua vita al lavoro e all’amore per la sua compagna di trent’anni, Rita. Una storia d’amore lunga trent’anni Mario e Rita si incontrarono in Calabria, al Lago di Cecita. Fu amore a prima vista. Da quel giorno non si separarono mai. Rita era una donna straordinaria: laureata in Lingue Moderne e Antiche, insegnante universitaria, ricercatrice, professoressa di liceo. Parlava cinque lingue con la naturalezza di chi le aveva vissute. Quando il lavoro di pilota portò Mario in Russia — su aerei cargo con base a Samara — Rita lo seguì senza esitare. Trovò lavoro come insegnante di inglese e tedesco in un liceo russo. Poi la Slovacchia, dove Mario entrò in una compagnia di aerotaxi. Ovunque andassero, ci andavano insieme. Il prezzo di una vita all’estero Quegli anni all’estero, però, avevano un prezzo nascosto: né Mario né Rita ebbero copertura contributiva italiana per lunghi periodi. Quando nel 2023 tornarono in Italia — a Viareggio, la città dove Mario era cresciuto e di cui Rita si era innamorata — si trovarono con una pensione sociale di soli 560 euro al mese. La perdita e la situazione attuale Il 14 agosto 2025, Rita è venuta a mancare. Mario ha perso la donna che amava da trent’anni, la compagna di ogni viaggio, di ogni scelta. Oggi Mario è ospite da sua sorella, che anche lei vive in condizioni economiche difficili. Con quei 560 euro, Mario contribuisce al mangiare e alle utenze. Non ha una casa propria, non ha risparmi, non ha una rete di supporto. Perché chiediamo il vostro aiuto Mario non è un uomo che chiede. È un uomo che ha lavorato tutta la vita, che ha volato sui cieli di mezza Europa, che ha amato una donna con una fedeltà rara. Ma oggi ha bisogno di noi. La situazione di Mario oggi Mario ha 67 anni. È ospite da sua sorella, che a sua volta vive in difficoltà economiche. Con i 560 euro della pensione sociale contribuisce alle spese per il mangiare e le utenze. Non ha una casa propria. Non ha risparmi. Non ha quasi più niente che dimostri che la sua vita è esistita. Ha bisogno di cure mediche — la vita in strada ha lasciato segni profondi sul suo corpo. Ha bisogno di un tetto. Ha bisogno di sapere che qualcuno, là fuori, non ha voltato lo sguardo.

    Al supporto della comunità locale chiediamo un aiuto anche a chi può darci una mano per dare una possibilità a Peppe e Blanco

    Marco Atzori pinned a fundraiser

    Dalla tenda a una stanza: aiutiamo Giuseppe e Blanco

    Dalla tenda a una stanza: aiutiamo Giuseppe e Blanco

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    La storia di Giuseppe Raimondi e Blanco – conosciuti davanti alla Conad dell’ex Campo d’Aviazione a Viareggio Giuseppe Raimondi, per tutti Peppe, poco più di trent’anni, ha sempre il sorriso, è gentile con tutti e scrive pezzi rap potenti sulla sua vita in strada. Il suo cane Blanco non lo lascia mai. Dopo la morte del padre tutto è crollato: casa, lavoro, sicurezze. Oggi dormono in una tenda nella pineta di Viareggio, al freddo e sotto la pioggia. Peppe si trova in questa condizione anche a seguito di abusi subiti da parte delle forze dell’ordine di Viareggio, vicenda che ha avuto risonanza mediatica locale. Il quartiere ex Campo d’Aviazione lo conosce bene: panini, caffè, sorrisi quotidiani. Ma serve di più: Peppe merita una seconda possibilità. CHI SONO E PERCHÉ QUESTA RACCOLTA Mi chiamo Marco Atzori e sono amico di Peppe. Come funzionario sindacale e attivista, ho deciso di avviare questa campagna per supportarlo in un vero progetto di reinserimento sociale. Peppe non ha attualmente documenti, residenza né conto bancario. Per questo riceverò i fondi sul mio conto personale e li gestirò interamente per le sue necessità. I soldi non gli verranno trasferiti direttamente, ma utilizzati per pagare affitto, spese mediche, cibo, servizi e tutto quanto necessario per restituirgli dignità e autonomia. Mi assumo la piena responsabilità civile e penale di quanto dichiaro e della gestione trasparente di ogni donazione.  OBIETTIVI DEL PROGETTO DI REINSERIMENTO FASE 1 - EMERGENZA IMMEDIATA (primi 3-4 mesi) Stanza in affitto che accetti cani (400-600€/mese a Viareggio)  Telefono e trasporti per colloqui di lavoro  Cibo, visite mediche e cure veterinarie per Blanco Duplicati documenti necessari per cercare lavoro  FASE 2 - SOLUZIONE ABITATIVA STABILE E DIGNITOSA Acquisto di un terreno dove collocare un camper Acquisto del camper: una casa dignitosa e definitiva per Peppe e Blanco  Una sistemazione che gli permetta autonomia e stabilità per ricostruirsi una vita   FASE 3 - REINSERIMENTO SOCIALE E LAVORATIVO  Percorso di sostegno psicologico per elaborare i traumi subiti  Supporto nella ricerca attiva di un’occupazione Accompagnamento concreto nel rientro nel mondo del lavoro  La stanza temporanea è urgente per toglierlo dal freddo, ma l’obiettivo finale è dargli una casa vera - il camper su terreno - e gli strumenti psicologici e pratici per tornare a essere autonomo e reintegrarsi nella società. GARANTISCO TRASPARENZA TOTALE Mi assumo responsabilità personale di ogni euro: ✅ Screenshot bonifici affitto stanza (direttamente al proprietario) ✅ Ricevute di tutte le spese (telefono, trasporti, cibo, veterinario, sostegno psicologico) ✅ Foto della stanza e successivamente del camper (privacy rispettata) ✅ Aggiornamenti settimanali sui progressi del percorso ✅ Rendicontazione completa disponibile su richiesta CHIUNQUE VOGLIA AIUTARE È BENVENUTO Non solo il quartiere, non solo Viareggio: chiunque creda nella seconda possibilità può contribuire. Condividi ovunque: gruppi locali, WhatsApp, Instagram, TikTok, amici in tutta Italia. Questa è una storia che può ispirare tutti. Peppe è consapevole e grato per questa iniziativa, che rappresenta per lui e per l’intera comunità che lo sostiene l’opportunità di una seconda possibilità. DA SAPERE Giudicare è facile, conoscere è difficile. E troppo spesso chi ha perso tutto viene etichettato prima ancora di essere ascoltato. Ci sono persone che si sentono in diritto di giudicare la vita di Peppe senza avergli mai rivolto una parola. Per loro è “uno dei tanti”, uno che “avrà sbagliato lui”, uno che “se la sarà cercata”. Ma Peppe non è un’etichetta: è un ragazzo di poco più di trent’anni, con una storia, un dolore, un talento, un cane che ama, e una dignità che cerca di difendere ogni giorno. Chi lo incontra solo per pochi secondi davanti a un supermercato crede di sapere tutto: “poteva trovarsi un lavoro”, “poteva tornare dalla famiglia”, “se è in strada un motivo ci sarà”. Nessuno vede le notti in tenda sotto la pioggia, i documenti persi, i lutti, le porte chiuse in faccia, la vergogna di chiedere aiuto, la fatica di restare umano quando il mondo ti passa accanto come se fossi invisibile. I luoghi comuni sono comodi: trasformano la complessità di una vita in una frase buona da bar. “Sono tutti uguali”, “non vogliono lavorare”, “è più semplice stare in strada”. È una menzogna rassicurante, che serve solo a non guardare in faccia una verità scomoda: può capitare a chiunque di cadere, e il confine tra “noi” e “loro” è molto più sottile di quanto si voglia ammettere. Ci sono cose che molti non si sono mai chiesti. Forse non vi siete mai domandati perché Peppe a volte si prende una birra: magari per voi è solo “uno che beve”, ma per chi dorme in una tenda al freddo quella birra lo scalda per un attimo, nel corpo e nella testa. E forse siete pronti a condannarlo se ha fatto uso di sostanze leggere, senza pensare che, in una situazione del genere, cercare qualcosa che lo aiuti a non pensare, a reggere il peso delle notti e della paura, a non morire dentro, è un “errore” fin troppo umano. Questo non significa che sia giusto, non significa che sia “la soluzione”, non significa che vada romanticizzato. Ma prima di puntare il dito, proviamo a capire quanto sia fragile il confine tra resistere e crollare quando ti ritrovi per strada, solo, senza niente. Se per noi, con un tetto sulla testa, un lavoro, una famiglia, è difficile reggere lo stress, immaginate cosa significa farlo quando l’unica cosa che possiedi è una tenda in pineta e un cane che dipende da te. Peppe non chiede di essere santificato. Non è un eroe, non è un mostro: è una persona. Chiede la stessa cosa che tutti pretendono per sé: una possibilità. Il diritto di sbagliare e di rialzarsi. Il diritto di non essere definito solo dal punto più basso della sua vita. Il diritto di non essere ridotto a un pregiudizio. A chi lo giudica da lontano, una proposta semplice: prima di parlare, prova a fermarti. Guardalo negli occhi. Ascolta due righe dei suoi rap. Chiedigli come sta. Scoprirai che dietro il tuo “stereotipo” c’è un ragazzo che ha perso tanto, ma non ha perso la capacità di sorridere e di ringraziare per un gesto gentile. Se proprio dobbiamo scegliere da che parte stare, allora meglio stare dalla parte di chi tende la mano, non di chi lancia la pietra. Chi non vuole aiutare è libero di passare oltre. Ma almeno lo faccia in silenzio. Perché la cosa più facile del mondo è giudicare la vita degli altri. La più difficile, e la più necessaria, è riconoscere la loro umanità.