Cos’è l’anemia falciforme? Tutto quello che c’è da sapere (e come aiutare)

Una famiglia assistita da un professionista sanitario
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Pubblicato in occasione della Giornata Mondiale della Malattia Falciforme del 19 giugno

Ogni anno, il 19 giugno, la Giornata Mondiale della Malattia Falciforme contribuisce a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’anemia falciforme, nota anche come drepanocitosi. È una malattia ereditaria del sangue che colpisce milioni di persone nel mondo. In Italia si stima che circa 1.800 persone vivano con l’anemia falciforme, secondo i dati degli specialisti citati dall’Osservatorio Malattie Rare. Nonostante il suo impatto, la malattia riceve ancora meno attenzione pubblica e finanziamenti per la ricerca di quanto meriterebbe. Che tu ne stia sentendo parlare per la prima volta o stia cercando un modo per aiutare, ecco cosa sapere.

Cos’è l’anemia falciforme?

L’anemia falciforme è una malattia del sangue ereditaria che colpisce i globuli rossi. Normalmente i globuli rossi sono rotondi e flessibili: questo li aiuta a scorrere nei vasi sanguigni e a trasportare ossigeno in tutto il corpo. Nelle persone con anemia falciforme, alcuni globuli rossi diventano rigidi, appiccicosi e assumono una forma simile a una falce o a una mezzaluna.

Queste cellule possono bloccarsi nei vasi sanguigni, ostacolando il flusso del sangue e impedendo all’ossigeno di raggiungere organi e tessuti. Si deteriorano anche molto più rapidamente dei globuli rossi sani, il che può portare ad anemia, affaticamento, dolore e altre complicanze nel tempo.

L’anemia falciforme è genetica. Una persona nasce con questa malattia quando eredita due geni dell’emoglobina falciforme, uno da ciascun genitore. Non è contagiosa.

Quali sono i sintomi dell’anemia falciforme?

L’anemia falciforme si manifesta in modo diverso da persona a persona. I sintomi e le complicanze più comuni possono includere:

  • Dolore cronico, causato dall’ostruzione del flusso sanguigno da parte delle cellule falciformi.
  • Anemia, che può causare stanchezza, debolezza e fiato corto.
  • Gonfiore di mani e piedi, spesso uno dei primi segni nei neonati.
  • Infezioni frequenti, che possono verificarsi quando l’anemia falciforme danneggia la milza.
  • Ritardo nella crescita nei bambini.
  • Problemi alla vista causati dall’ostruzione dei vasi sanguigni nell’occhio.
  • Ictus, che può verificarsi quando le cellule falciformi bloccano il flusso di sangue al cervello.

Molte persone con anemia falciforme vivono episodi dolorosi chiamati crisi falcemiche. Questi episodi possono durare ore o giorni e possono richiedere cure ospedaliere. I fattori scatenanti possono includere temperature fredde, disidratazione, stress o infezioni.

Quali sono le cause dell’anemia falciforme?

L’anemia falciforme è causata da una variazione del gene che aiuta il corpo a produrre emoglobina, la proteina nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno. Questa variazione genetica produce emoglobina S, chiamata anche HbS. L’HbS può far sì che i globuli rossi diventino rigidi, appiccicosi e a forma di falce. Queste cellule si deteriorano molto prima del normale e possono bloccare il flusso sanguigno, causando dolore e danni agli organi.

Per avere l’anemia falciforme, un bambino deve ereditare il gene HbS da entrambi i genitori. Se un bambino eredita il gene da un solo genitore, avrà quello che viene chiamato tratto falcemico. Le persone con tratto falcemico di solito non presentano sintomi, ma possono trasmettere il gene ai propri figli.

L’anemia falciforme è più comune nelle persone con origini da:

  • Africa subsahariana
  • Asia meridionale
  • Medio Oriente
  • Area mediterranea

L’anemia falciforme può colpire persone di qualsiasi origine. In queste regioni la prevalenza è maggiore in parte perché il tratto falcemico offriva una certa protezione contro la malaria grave nelle aree colpite.

In Italia, la malattia è classificata come rara ai sensi della normativa europea. Tuttavia, la sua prevalenza è in crescita in tutto il mondo, anche  a seguito dei cambiamenti demografici legati all’immigrazione da Paesi ad alta prevalenza, secondo i dati della Società Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie (SITE) e dell’Osservatorio Malattie Rare.

Come si cura l’anemia falciforme?

La cura dell’anemia falciforme è migliorata negli ultimi anni, ma può essere ancora complessa e costosa. Il trattamento dipende dall’età della persona, dai sintomi, dalla storia clinica e dall’accesso a cure specialistiche.

La maggior parte delle cure mira a ridurre il dolore, prevenire infezioni e complicanze, trattare l’anemia e aiutare le persone a gestire la vita quotidiana con la malattia. Il trattamento può comprendere farmaci, gestione del dolore, trasfusioni di sangue, trapianto di cellule staminali o terapia genica.

In Italia, i centri di riferimento per l’anemia falciforme in età pediatrica fanno parte della rete dell’AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica). Per gli adulti, la presa in carico avviene attraverso i servizi di ematologia degli ospedali universitari e delle aziende ospedaliere. La SITE, Società Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie, coordina la rete dei centri italiani che seguono pazienti con emoglobinopatie.

Farmaci per l’anemia falciforme

  • Idrossiurea, chiamata anche idrossicarbamide, è uno dei farmaci più utilizzati per l’anemia falciforme. Può ridurre le crisi dolorose, abbassare il bisogno di trasfusioni e ridurre il rischio di alcune complicanze. Agisce stimolando la produzione di emoglobina fetale, un tipo di emoglobina che non si deforma o aggrega allo stesso modo dell’emoglobina adulta mutata.
  • Crizanlizumab è un altro farmaco utilizzato per alcune persone con anemia falciforme. Aiuta a ridurre la frequenza delle crisi dolorose rendendo più difficile l’adesione delle cellule del sangue alle pareti dei vasi. La disponibilità e le indicazioni prescrittive possono variare, quindi è importante confrontarsi con il proprio team di cura.
  • Voxelotor, commercializzato con il nome Oxbryta, era in precedenza utilizzato nel trattamento dell’anemia falciforme. Pfizer lo ha ritirato volontariamente dal mercato mondiale nel settembre 2024 dopo aver stabilito che i benefici non superavano più i rischi per la popolazione di pazienti approvata.

Anche la gestione del dolore è una parte importante della cura. Durante una crisi falcemica, il trattamento può includere antidolorifici, liquidi, ossigeno o ricovero ospedaliero, a seconda dei sintomi e delle necessità cliniche.

Altri trattamenti per l’anemia falciforme

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Anche con il Servizio Sanitario Nazionale, le famiglie colpite dalla malattia possono trovarsi ad affrontare spese impreviste: viaggi verso centri specialistici in altre regioni, alloggio temporaneo, periodi di assenza dal lavoro, costi di assistenza familiare o altre difficoltà economiche che possono emergere nel corso del percorso di cura.

Per concludere

OrganizzazioneRisorsaLink
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)Scheda informativa sull’anemia falciformewho.int
AIFAApprovazione rimborsabilità Casgevyaifa.gov.it
Agenzia Europea dei Medicinali (EMA)Casgevy — Informazioni sul prodottoema.europa.eu
SITESocietà Italiana Talassemie ed Emoglobinopatiesite-italia.org
AIEOPDrepanocitosi — informazioni per le famiglieaieop.org
Osservatorio Malattie RareAnemia falciformeosservatoriomalattierare.it
Centro Nazionale SangueCome donarecentronazionalesangue.it
AVISDonatori e ricerca: come combattere l’anemia falciformeavis.it
Ministero della SaluteDona il sanguedonailsangue.salute.gov.it

Scritto da Giulia