Alle donne vittime di violenza si ripete sempre di denunciare, di non restare in silenzio. E’ quello che ho fatto io, e non mi pento della mia scelta. Eppure oggi sono stata dimenticata e sto affrontando un momento di enorme difficoltà, da cui non so come uscire. Sono stata forte, mi sono ribellata, ho lottato e continuo a lottare ma mi sento senza speranza e chiedo il vostro aiuto.
Mi chiamo Anna Maria e la mia storia ha occupato le pagine dei giornali, è stata raccontata in televisione e nelle aule dei tribunali, ha rappresentato un esempio per tutte le donne abusate e violentate. Avevo 13 anni e vivevo in un piccolo centro della provincia di Reggio Calabria, San Martino di Taurianova, quando sono iniziate le violenze di un branco.
Ero una ragazzina innocente, come tante coetanee credevo nel primo amore ma quell’illusione mi è stata rubata e da allora, per quattro anni, sono diventata un oggetto nelle mani di aguzzini che mi hanno fatto subire stupri, maltrattamenti, lesioni fisiche e minacce. Avevo paura ma non potevo scappare perché mi tenevano in un costante stato di paura, pensavo che mi avrebbero uccisa e credo che ne sarebbero stati capaci.
Ho deciso di denunciare quando il branco ha mostrato interesse per mia sorella, appena undicenne. Il pensiero che le potessero fare lo stesso male mi ha dato coraggio, ma in quel momento ho conosciuto un altro inferno, quello dell’omertà e l’isolamento. La gente del mio paese e persino la mia famiglia mi hanno accusata di aver inventato tutto e anzi di essere io ad aver provocato i miei stupratori. Mi chiamavano malanova, mi colpevolizzavano, ero circondata da odio e ho anche ricevuto minacce di morte.
La mia testimonianza ha portato all’arresto dei miei aggressori ma io ho dovuto lasciare la mia terra. Sono stata messa sotto protezione come testimone di giustizia e trasferita lontano. Ho ricostruito la mia vita e oggi, venticinque anni dopo, ho deciso di raccontare la mia storia per promuovere il contrasto alla violenza sulle donne.
Denunciare e non subire è quello che insegno anche alla mia bambina, eppure proprio ora sono lasciata sola.
Nel luogo in cui vivo insieme al mio compagno e mia figlia è difficile trovare lavoro e io ho dovuto affrontare ambienti maschilisti e discriminatori. Non abbiamo parenti né chi possa aiutarmi con una figlia piccola, negli ultimi mesi la situazione si è aggravata e ho problemi anche a fare la spesa, non ho potuto regalare un Natale spensierato alla mia bambina.
Per l’ansia e la disperazione ho perso i denti ma non posso pagare né un dentista né le cure psichiatriche di cui oggi ho bisogno. Certi giorni ho paura di non farcela, di non andare avanti.
La mia unica speranza è trasferirmi in Sicilia, dove vivono i miei suoceri, che mi darebbero una mano anche per occuparmi di mia figlia. Per i gravi motivi di salute e familiari ho già avuto la disponibilità al trasferimento per il posto di lavoro, ma il trasloco dalla regione del nord dove vivo alla Sicilia è troppo costoso per me.
Mi rivolgo a chi è mamma come me, alle donne che sono state vittime di violenza, che hanno denunciato o che, se non lo hanno fatto, conoscono bene l’orrore che ho vissuto. Faccio appello alla vostra generosità, anche una piccola donazione può fare tanto se la solidarietà aumenta e unisce tutti coloro che vorranno aiutarmi.
Vi aggiornerò sull’utilizzo delle somme: ho calcolato 10.000 euro che serviranno a sostenere le due mensilità di caparra e di affitto anticipato e il trasloco, oltre a finanziare le cure di cui ho bisogno per non crollare e per evitare danni più seri.
Organizer and beneficiary
Anna Maria pasqualina Scarfo
Beneficiary

