Una casa siciliana del Novecento sta cedendo.
Una casa che ha ancora voce — e chiede di essere ascoltata.
Tra i vicoli di un piccolo paese dei Peloritani c’è una dimora costruita con mani che oggi non ci sono più.
È una casa familiare, sì, ma è anche un frammento di storia: tre generazioni vi hanno vissuto, attraversando guerre, lutti, partenze, ritorni.
Oggi il tempo le sta togliendo fiato:
– il tetto lascia entrare l’acqua
– i muri si sgretolano
– l’umidità divora le stanze
Il rischio è che tutto vada perduto.
L’obiettivo minimo — 7.000 euro — serve a bloccare l’urgenza:
mettere in sicurezza il tetto, consolidare le pareti, fermare il degrado prima che sia irreversibile.
Se riusciremo ad andare oltre, ogni euro darà nuova vita alla casa:
rimettere gli impianti, asciugare gli ambienti, restituire dignità a un luogo che ha accompagnato generazioni.
Non è un investimento.
Non produce reddito.
È un gesto di cura verso la memoria.
Perché certe case non appartengono solo a una famiglia:
sono la voce dei luoghi.
E i luoghi, quando cadono, portano via una parte di tutti noi.
Se questa storia ti ha toccato, puoi fare un piccolo gesto:
un mattone, un respiro, un aiuto per non lasciarla crollare.
Grazie a chi sente che anche le case, a volte, meritano un atto d’amore.






