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Salviamo la professione medica, prima che sia troppo tardi
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In Italia non mancano medici.
Questo è un vecchio slogan che i dati smentiscono da tempo: oggi l’Italia conta circa 5,4 medici praticanti ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% sopra la media dell’Unione Europea. Allo stesso tempo abbiamo appena 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 8,4. Il rapporto è di circa 1,3 infermieri per medico, tra i più bassi dell’Unione europea (1).
Eppure cavalcando questo slogan negli ultimi anni la politica ha violentemente aumentato i posti nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, inseguendo l’assurda promessa del numero aperto. Quest’anno i posti disponibili sono arrivati a circa 27.000, 3.000 in più dello scorso anno, oltre 11.000 in più rispetto al 2022/2023 e più del doppio rispetto al 2020/2021.
Un numero surreale, fuori da ogni logica e impossibile da conciliare con la capacità formativa del sistema e con una programmazione coerente del fabbisogno sanitario. Quasi sei volte il numero di tutti i notai italiani, più di tutti i tassisti censiti nei capoluoghi e praticamente quanto tutti gli ingressi annuali dei corsi di architettura, psicologia e lingue messi insieme.
Il costo sociale di questa politica cieca è drammatico.
La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) ha ripetutamente sottolineato come nei prossimi anni le uscite dalla professione siano destinate a diminuire sensibilmente (un fenomeno detto "gobba pensionistica"). A fronte di un numero di pensionamenti quasi irrilevante si avrà l’ingresso nel sistema di un numero senza precedenti di medici neolaureati. FNOMCeO per il 2025/2026 indicava un fabbisogno formativo di circa 13.000 medici (2). Uno studio di ANAAO-Assomed ha quantificato il problema, stimando tra il 2028 e il 2032 un surplus di circa 60.000 medici neolaureati, con il conseguente rischio di alimentare precarietà ed emigrazione (3).
C’è poi l'enorme questione della qualità della formazione. Portare stabilmente gli ingressi annuali a valori mai visti prima significa chiedere al sistema universitario di sostenere un numero di studenti enormemente superiore rispetto al passato. Ma la formazione di un medico non è fatta soltanto di lezioni frontali: richiede laboratori, attività professionalizzanti, reparti, sale operatorie e un rapporto adeguato tra studenti e docenti. E' sulla garanzia di questo che, tra le altre cose, la laurea in Medicina italiana viene riconosciuta negli altri paesi.
Purtroppo formare un medico richiede 10-11 anni. Ed è proprio questo a rendere il tema tanto delicato quanto politicamente “ghiotto”: è facile incassare subito un titolo di giornale, mentre le conseguenze reali emergeranno solo tra molti anni. Quando sarà, però, tornare indietro potrebbe essere ormai impossibile. Per questo, se vogliamo intervenire, dobbiamo farlo oggi.
Attenzione, questa non è una battaglia di categoria, anzi, il contrario.
Paradossalmente, chi è già medico oggi, o lo diventerà nei prossimi anni, ha poco da perdere. È forse anche per questo che questa deriva è potuta andare avanti quasi senza opposizione: chi ne pagherà davvero il prezzo ancora non lo sa.
Sono i ragazzi e le famiglie che, senza agganci o scorciatoie, vorranno investire tempo, sacrifici e denaro nel sogno di diventare medici per poi ritrovarsi incastrati in percorso senza uscite.
Sono i pazienti di domani, perché più medici non significa necessariamente cure migliori. In un sistema che produce precarietà, sovraccarico e incentiva il lavoro al ribasso, il rischio che il prezzo venga scaricato anche sulla qualità dell’assistenza è abbastanza concreto.
Ed è un problema per l’intero Paese, che mentre chiude reparti e interrompe servizi perché mancano infermieri, operatori e risorse continua a investire miliardi per aumentare il numero dei medici, pur avendo già una densità tra le più alte d’Europa.
Perché donare? Cosa si può fare?
La raccolta è promossa nell’ambito del progetto NumeroGiusto, il progetto indipendente nato dall’incontro tra medici, studenti di Medicina, persone provenienti dal mondo universitario e cittadini accomunati dalla volontà di riportare la programmazione al centro del dibattito sull’accesso a Medicina e dalla preoccupazione per le conseguenze che scelte superficiali potrebbero avere negli anni a venire.
Il progetto si inserisce nella più ampia iniziativa DomaniInSalute, dedicata allo studio delle politiche sanitarie e a riflessioni sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale.
Finora NumeroGiusto è cresciuto soprattutto grazie al lavoro volontario di chi ne fa parte. Abbiamo organizzato una manifestazione, raccolto oltre 100.000 firme, portato il tema alla Camera dei deputati, prodotto analisi e materiali e cercato di costruire attorno a questa battaglia una rete sempre più ampia.
Ma se vogliamo incidere di più e portare questa battaglia su un altro livello servono risorse.
Con queste potremmo finalmente sostenere e potenziare le iniziative del progetto: finanziare campagne di comunicazione e sensibilizzazione, produrre e distribuire materiali nelle università e sui territori, organizzare iniziative pubbliche, sostenere spese logistiche e organizzative e, se ci saranno le condizioni, preparare possibili mobilitazioni.
Le spese sostenute saranno rendicontate pubblicamente e attraverso i nostri canali racconteremo cosa sarà stato possibile realizzare grazie ai contributi ricevuti (instagram.com/numerogiusto)
I contributi sono volontari, non comportano l'acquisto di beni o servizi e non danno diritto a benefici fiscali.
Fonti:
1) OECD & European Observatory on Health Systems and Policies (2025)
2) Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome (2025). Determinazione del fabbisogno per l'anno accademico 2025-2026 dei laureati magistrali a ciclo unico e delle professioni sanitarie.
3) ANAAO Assomed. Dalla carenza di specialisti alla pletora medica: tra 5 anni, 60 mila camici bianchi in cerca di lavoro. Subito un piano di assunzioni. Studio ANAAO Assomed, 3 marzo 2025. Studio ANAAO Assomed, 3 marzo 2025
