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Raccolta fondi per le lesbiche migranti
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Donne in Strada e Lesbiche Bologna da anni continuano a creare reti di solidarietà transfrontaliere per le persone LGBT* che hanno bisogno di supporto legale per scappare dai loro paesi e per far arrivare l3 loro figli3.
I costi da sostenere per un ricongiungimento famigliare o per una domanda di asilo dall'estero possono essere molto alti e per poterli sostenere abbiamo bisogno della sorellanza lesbica.
Alcune di voi forse hanno già sentito di J. la ragazza che DIS sta cercando in tutti i modi di far tornare in Italia dopo il suo rientro forzato in Marocco. L'altra invece è L. dal Camerun, e vuole far venire in Italia i suoi figli. Qui di seguito trovate le storie di entrambe.
La storia di J.:
J. nel 2018 è venuta in Italia dove ha presentato la richiesta di protezione internazionale. Tuttavia appena lo zio scopre l'orientamento sessuale di J. la costringe a tornare in Marocco, comunicando alla famiglia che J. è lesbica. Lei viene allontanata dalla famiglia e inizia a vivere in isolamento col timore che anche le autorità marocchine la scoprano. In Marocco infatti l'omosessualita è illegale.
Quando J. ci scrive sui social veniamo a conoscenza di tutta la tragica situazione.
A causa del ritorno in Marocco, J. non si è presentata all'audizione con la Commissione Territoriale che doveva valutare la sua domanda di asilo. Il risultato di tale domanda quindi è stato negativo.
Abbiamo quindi presentato un ricorso avverso alla decisione della Commissione Territoriale. Tale ricorso prevede che la richiedente asilo possa aspettare l'esito dell'udienza in tribunale rimanendo sul territorio italiano. In questo modo, essendo lei ancora in Marocco, la Commissione avrebbe dovuto darle il permesso per rientrare in Italia in attesa dell'udienza.
Nonostante ci fosse un'ordinanza del giudice per il suo rientro il Consolato Italiano di Casablanca si è opposto a rilasciare un visto d'ingresso per motivi umanitari a J.
Dopo numerosi rifiuti abbiamo deciso di intentare una causa contro il Consolato nella speranza che un altro giudice ordinasse al Consolato il rilascio del visto.
I tempi stessi dell’udienza e i tempi dall'udienza alla decisione sono indefinibili. Nel frattempo il suo ricorso alla domanda di asilo è andato avanti e siamo arrivate al giorno dell'udienza al Tribunale di Bologna. Il giudice ha fissato l'udienza in videoconferenza, con mediatrice linguistica in Marocco insieme a J.
Sebbene sia noi che le avvocate stiamo seguendo il caso come attiviste e lavoriamo probono i costi burocratrici iniziano ad essere alti.
Nello specifico:
- costo per la presentazione della causa contro l'ambasciata € 728,49 (già raccolti con un altro crowdfunding)
- costo per il ricorso in Cassazione, 807.83 euro,
- costi di viaggio per la mediatrice A/R da Bologna € 347,84
- costi di pernottamento della mediatrice € 75,6
- compenso per le ore di mediazione € 150
- costi di pernottamento per J. in un posto sicuro e con una buona connessione wi-fi € 120,40
Questi costi escludono le spese di viaggio e di alloggio delle operatrici e delle avvocate che hanno deciso di non utilizzare le proprie risorse personali e di lavorare pro-bono.
Totale dei soldi che mancano a coprire le spese: € 1501,67
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Storia di L.:
L. è sbarcata a Lampedusa 3 anni fa, dopo un viaggio lungo, fatto a piedi e con mezzi di fortuna, pericoloso e pervaso da uccisioni e deprivazioni, per lasciare il Camerun.
La sua è stata una terra amata, dalla quale è dovuta scappare, per far cessare le violenze brutali e quotidiana agite dal padre, dal marito e dallo Stato e che subiva perché è lesbica.
In Camerun essere una soggettività trans o/e non eterosessuale, è illegale e punito con l’incarcerazione; oltre a questo, le aggressioni omolesbobitransfobiche sono tollerate.
Quando il padre lo ha scoperto, è stata costretta al matrimonio e le violenze sono diventate fisiche, segregazione in casa e stupri correttivi. Nonostante questo, L. ha sempre avuto chiari i suoi obiettivi: studiare, trovare un lavoro e autodeterminarsi.
Quando è riuscita ad organizzare la sua fuga, ha dovuto lasciare le due figlie, affidandole alla cura dell’unica parente delle quale si fidava e con la quale, però ha perso presto i contatti.
In Italia, con fatica e investendo molti soldi, è riuscita a rintracciare questa parente e le sue figlie e ora è pronta al ricongiungimento.
Gli ostacoli ora sono i costi esosi e i tempi molto stretti (circa 6 mesi) del ricongiungimento familiare in Italia. Una volta ottenuto il nullaosta dall’ambasciata, bisogna procedere velocemente con tutti i passaggi successivi e i relativi pagamenti, per poter concludere efficacemente la pratica.
Nello specifico:
-visto per entrambe: € 236;
-ottenimento delle firma del padre per l’autorizzazione sul passaporto delle figlie: € 450;
-esame del DNA per entrambe le bambine: € 1000;
-legalizzazione dei certificati di nascita e la loro traduzione: € 124;
-biglietto aereo con accompagnamento per entrambe le figlie: € 3200.
per un totale di € 5,010

