Carissimi, voglio condividere con voi una vicenda che mi ha profondamente colpito.
Una sera, A. stava tornando a casa quando si è trovata bloccata nel traffico lungo il corso principale del suo paese in Basilicata. Diverse auto erano ferme, i conducenti scesi e agitati. Anche lei è scesa per capire cosa stesse succedendo. Il motivo? Due grandi cartoni abbandonati in mezzo alla strada. Avvicinandosi, A. ha scoperto che dentro quei cartoni, raggomitolati, c’erano due ragazzini di circa quindici anni.
Li ha aiutati a uscire e ha liberato la strada, ma subito si è ritrovata circondata da una ventina di adolescenti. Era chiaro: si trattava di una delle bande che da tempo creano problemi in paese. Ha iniziato a temere il peggio, ma uno dei ragazzi l’ha riconosciuta: “È l’avvocato che ha aiutato mio padre,” ha detto agli altri. E così, il clima è cambiato.
A. ha chiesto perché avessero messo quei cartoni in mezzo alla strada. La risposta l’ha lasciata interdetta: “Ci annoiavamo e volevamo vedere cosa sarebbe successo.” A quel punto, ha avuto un’idea fulminante: li ha sfidati a fare qualcosa di più interessante. Ha proposto di organizzare insieme l’Happening con il calcetto acquatico, un evento che in paese non si teneva da sette anni, da quando gli adulti avevano smesso di organizzarlo e i ragazzi non ne avevano memoria.
Il sabato seguente, A. si è presentata all’appuntamento, ma nessuno si è fatto vivo. Pensava fosse tutto finito lì. Invece, una settimana dopo, i ragazzi sono arrivati in gruppo: un po’ provocatori, ma incuriositi. A. ha iniziato a spiegare, a coinvolgerli, a organizzare. E così l’Happening è in corso nella piazza principale del paese la seconda settimana di agosto.
I ragazzi hanno venduto ben 2.100 biglietti per la lotteria e trovato premi bellissimi. Il campo da calcetto acquatico è arrivato da Reggio Emilia, e la sfida tra bande si risolverà in scivolate spettacolari, non più in risse e nasi rotti dietro il muro del cimitero.
A. racconta che durante gli incontri mattutini, i ragazzi arrivavano stanchi, stravolti dalle notti passate a chattare e giocare con il telefono. Ha detto loro chiaramente: “Così non si può andare avanti. Se non siete puntuali, chi organizza le squadre, le regole, le maglie?” Ha proposto una soluzione semplice: lasciare il telefono in cucina prima di andare a dormire. Il giorno dopo, una mamma la chiama stupita: il figlio le ha consegnato il telefono dicendo “Devo fare l’Happening!”
Una sera, durante la messa, i ragazzi erano seduti nelle prime file con A., indossando la maglietta blu dell’Happening. Alcuni non facevano la comunione da tempo, e un paio si sono persino confessati. Io e mia moglie siamo arrivati tardi e ci siamo seduti fuori dalla chiesetta. C’era anche F., il capo della banda, che mi è stato presentato come il “capo dell’Happening”. Aveva uno sguardo fiero, ma non arrogante. Curioso. Vivo.
Non leggo tutto questo solo come una bella storia ma piuttosto come la Carezza del Nazareno, fatta di facce e di occhi. di braccia e di cuori che sorprendentemente si fanno toccare da Qualcuno che li ha guardati attraverso l‘umanità di A. Tutto molto carnale e ordinario ma pieno di straordinario così come è successo a me guardando F. negli occhi.


