Ci accompagni in Kenya?

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AGGIORNAMENTO 25.07
Oggi abbiamo viaggiato per raggiungere Laisamis. Forse siamo riusciti ad organizzare un viaggio per tutti i bambini che abbiamo incontrato e che necessitano di visite presso l’ospedale centrale. Intanto, qui abbiamo incontrato molte Mame che vogliono parlare con noi e altrettante che ci chiedono del cibo. Faremo il possibile, anche grazie a voi.

AGGIORNAMENTO 24.07
Oggi ci siamo spostati a North Horr dove l’associazione promuove il progetto “Un pasto al giorno”. Abbiamo incontrato i bambini delle scuole e siamo andati a conoscere una famiglia delle Manyatte che ci ha chiesto aiuto per la spesa.
Gli altri sono ancora in corso.

AGIORNAMENTO 23.07
La Mama resta ricoverata, l’ha raggiunta la figlia da Nairobi per assisterla. Stiamo faticando invece a trovare una struttura che accolga Sukuku perché tutti preferiscono bambini indipendenti.
Nel frattempo, oltre agli altri 12 casi, abbiamo incontrato anche Chris. Un bambino tetraplegico con una malformazione alla testa. Anche per lui bisognerà organizzare una visita e capire in seguito cosa fare.

AGGIORNAMENTO 22.07
La Mama sta bene. Si trova in un ospedale lontano da dove siamo noi al momento. Andremo a trovarla al ritorno. Nel frattempo, alcuni dei bambini hanno fatto la visita pediatrica e sono in attesa di risultati. Oggi invece abbiamo, per caso, trovato Sukuku, un bambino di 7 anni orfano di madre e abbadonato dal padre. Siamo riusciti a portarlo al dispensario del villaggio. L’infermiere ha detto che necessita di una struttura in cui stare poiché è gravemente malnutrito, oltre ad avere problemi psichici. È tutto il giorno che la nostra responsabile, Valentina, fa telefonate. Intanto abbiamo riaccompagnato il bambino nel villaggio promettendogli che ci saremmo visti presto.

AGIORNAMENTO 21.07
Abbiamo lasciato la Cavallera per raggiungere Kargi. Il viaggio nel deserto delle pietre è stato meno faticoso del previsto ma, una volta arrivati, abbiamo trovato un villaggio senza acqua e senza luce. È complesso vivere qui e dobbiamo razionare tutto. Nel frattempo, lavoriamo a distanza per la ricerca di strutture per i bambini.

AGIORNAMENTO 20.07
La ferita della Mama è ancora grave ma in ospedale è tutto sotto controllo. Resterà ricoverata per un po’. Nel frattempo, abbiamo incontrato 5 bambini con gravi disabilità (sindrome di down, tetraplegie, epilessia e sospetto autismo). Insieme a dei medici di riferimento stiamo cercando luoghi in cui possano essere accolti.

AGGIORNAMENTO 19.07
L’intervento è andato bene e la Mama non rischia di perdere le dita. Il dottor Beppe ci ha rassicurato sulle sue condizioni ma ha detto che la ripresa sarà lunga. L’unico motivo per cui la Mama ha ceduto? Quando le sono state tolte le collane e i vestiti tipici dei Samburu.
Nel frattempo, stiamo valutando cosa fare con Giacinta e con gli altri bambini disabili che abbiamo incontrato. Stiamo contattando strutture e ricoveri per capire se possono ospitarli e a quali costi.

AGGIORNAMENTO 18.07
Siamo partiti molto preso per accompagnare la Mama nell’altro ospedale. Ha riposato bene ed è arrivata in clinica molto felice. La diagnosi è stata più lieve ma non meno preoccupante. Bisogna ripulire la mano da tutta la pelle morta e poi valutare lo stato dell’infezione che è già passata nel sangue. Passerà la notte in ospedale sotto osservazione e domani forse si procederà con l’operazione.

AGGIORNAMENTO 17.07
Inaspettatamente abbiamo raggiunto quasi 1000 euro. Non appena abbiamo capito che la somma cresceva, abbiamo contattato Ntereyan e siamo andate con lei in ospedale. Purtroppo, la situazione è molto grave e la prima diagnosi è stata una possibile amputazione del braccio e il rischio di setticemia. Trattandosi di un ospedale privato, la cifra che ci ha chiesto è molto alta e, nonostante le donazioni, ci siamo accorti di non potercela fare. È stato duro decidere cosa fare e, dopo un pomeriggio passato a contrattare con i dottori, abbiamo ricevuto una telefonata inaspettata che ci ha rallegrato la giornata. Un altro medico amico dell’associazione ci ha detto di andare nel suo ospedale perché, attivando una piccola assicurazione, avrebbe operato lui la Mama ad un costo bassissimo. Siamo stati sollevati. Abbiamo accompagnato la Mama in un albergo (era felicissima) e siamo andati a dormire.



Sono Benedetta. Betta per chi vuole essermi amico. patibenedetta per chi vuole seguire le avventure su Instagram.

Mi occupo di teatro, di viaggi e formazione.
Ho sempre sognato l’Africa e, dopo trent’anni, il mio desiderio si sta realizzando.
Sono a Marsabit, nel nord del Kenya. Sono qui con gli “Amici di Marsabit”, un’associazione che sostiene persone che vivono in condizioni di povertà e hanno difficoltà ad accedere a cibo, cure mediche e istruzione.
Sono qui da soli cinque giorni, ma sin dal primo è stato chiaro che ciò si vive qui non si può spiegare. La frase che si ripete sempre quando si chiama a casa in Italia è:

«Quello che sto raccontando, immaginalo moltiplicato per cento».

E per cento bisogna moltiplicare anche le richieste di aiuto, le mancanze e le necessità che ci racconta chi ci incontra.

L’altroieri , ad esempio, abbiamo conosciuto la mamma di Halkano, un bambino morto per adenoidi mai curate. Ci ha chiesto aiuto per ristrutturare la casa di fango e letame in cui vive con gli altri quattro figli.
Ieri abbiamo incontrato la mamma di Nabolu, la prima bambina inserita dagli “Amici di Marsabit” in una scuola speciale, affetta da sindrome di Down. La madre, mesi fa, si è ustionata una mano causandosi una grave infezione.
Oggi ci è stata presentata Giacinta, una bambina di nove anni con problemi psichici, mai stata visitata da nessuno.

Sono tutte persone che vivono in villaggi nascosti, lontani dagli ospedali e che non hanno i mezzi, il denaro o le possibilità per raggiungerli.
Una cosa, però, li accomuna tutti: vogliono vivere, stare bene e continuare a sorridere.

Ora, perché sono qui?

Perché quando ho messo piede nel primo villaggio mi sono accorta di quanto mi sentissi impotente.
Qui si incontrano persone che, con gli occhi e col sorriso, chiedono sostegno.
Ma cosa si può fare, oltre ad essere presenti e portare avanti i progetti degli “Amici di Marsabit”?
È così che mi è venuto in mente di coinvolgere più gente e, tramite GoFundMe, dare un’ulteriore sostegno economico all’associazione e quindi a chi ne beneficia.

Per curiosità, vi scrivo alcune delle spese possibili in modo che sappiate la concretezza di ogni contributo.

* Per garantire un anno di scuola, vitto e alloggio ad un bambino servono 500 euro.
* Per garantire un viaggio in ospedale ad un malato ci vogliono 200 euro.
* Per costruire una casa in lamiera occorrono 200 euro.

Questi sono solo alcuni esempi, ma, come per ogni donazione, qualsiasi somma è un grande regalo.

Da parte mia, mi impegnerò a raccontare come verranno utilizzati i fondi raccolti.
Da parte dell’associazione, ci si rimboccherà le maniche per garantire un futuro dignitoso a chi incontriamo.
Da parte vostra, conoscerete la solidarietà, che è una sensazione che l’Africa ti insegna e che noi, insieme, possiamo alimentare.

Asante sana.
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Benedetta Pati
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