Il 22 settembre io c’ero. Campagna contro la repressione

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Il 22 settembre io c’ero. Campagna contro la repressione

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Il 22 settembre io c’ero.

Una campagna contro la repressione della lotta per la Palestina
Il 22 settembre c’eravamo tutt*: era impossibile restare ferm* davanti a quello che stava accadendo a Gaza. “Bloccare tutto” significava rendere visibile ciò che fino a quel momento era invisibile, interrompendo le attività quotidiane. Eppure, a distanza di mesi, la repressione colpisce poch*: questa è una raccolta fondi a sostegno delle persone indagate per aver manifestato a Milano, durante lo sciopero generale, contro il genocidio del popolo palestinese.

I fatti

La mattina del 18 marzo 2026, la Questura di Milano ha notificato 27 denunce per le mobilitazioni del 22 settembre 2025, durante lo sciopero generale, al fianco del popolo palestinese e in supporto alla missione della Global Sumud Flottilla per rompere l’assedio di Israele nella Striscia di Gaza.
Una manifestazione che a Milano ha visto oltre 100 mila persone mosse dalla volontà di “bloccare tutto” per rendere visibile le responsabilità del nostro sistema economico e politico in questo genocidio.
La tentata occupazione simbolica della Stazione Centrale di Milano, come avvenuto in altre città d’Italia, non può essere ricondotta a singole realtà politiche, ma deve essere riconosciuta come un’azione popolare e condivisa. È stato l’uso improprio della violenza da parte delle forze di polizia a generare il caos.
Le denunce riguardano i momenti di scontro nella Galleria delle Carrozze della Stazione Centrale e successivamente in via Vittor Pisani. I reati contestati includono resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, oltraggio, lesioni e altre imputazioni aggravate, spesso in concorso e continuazione.
13 delle persone denunciate appartengono al CSA Lambretta, al progetto di scambio culturale e mutualismo Gaza FREEstyle e al collettivo ZAM. Realtà che hanno deciso – dovendo affrontare il processo come collettività – di avviare una campagna di raccolta fondi. Abbiamo bisogno del tuo, e non solo, sostegno.

In quelle settimane in piazza c’eravamo tutt*: era impossibile restare impassibili davanti a quello che stava accadendo. Se colpiscono alcun* di noi, colpiscono l’intero movimento al fianco del popolo palestinese.


Il 22 settembre: una grande mobilitazione popolare

Il 22 settembre è stato un giorno di mobilitazione di massa. Milioni di persone sono scese in piazza per lo sciopero generale indetto dai sindacati di base, declinandolo non solo in astensione dal lavoro, ma in un tentativo di blocco diffuso delle attività quotidiane. In questo quadro, va inserito il tentativo di occupare simbolicamente la Stazione Centrale.
La risposta delle forze di polizia è stata subito molto violenta: le persone che manifestavano, sempre a volto scoperto e disarmate, sono state messe in pericolo, colpite da agenti in tenuta antisommossa e disperse con il lancio ingente di lacrimogeni, anche ad altezza uomo. In via Pisani, per fare un esempio, una batteria di lacrimogeni ha colpito un’abitazione privata, procurando un incendio.
A Milano eravamo oltre 100 mila, in un contesto di rivolta sociale nazionale, non riconducibile a singole realtà politiche o, come alcuni giornali hanno sostenuto, a gruppi razzializzati. Nei giorni successivi, parte della stampa ha infatti costruito una narrazione sugli “antagonisti”, gli “anarchici” e i “maranza”, contribuendo a una lettura funzionale alla repressione.

Il 22 settembre c’eravamo tutt*

Non c’è repressione che tenga se il 22 settembre c’eravamo tutt*, così come nelle settimane precedenti e successive. Chiedevamo, e continuiamo a chiedere, la fine della guerra genocida nella Striscia di Gaza e la cessazione delle complicità politiche ed economiche che la rendono possibile.
Tra queste, le responsabilità del governo Meloni, dell’Unione Europea e delle istituzioni del Nord globale, che non hanno interrotto rapporti diplomatici ed economici con Israele nonostante le violazioni del diritto internazionale, più volte sottolineate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La risposta violenta delle Forze di Polizia sembra in linea con la necessità di questo governo di difendere lo stato delle cose.

L’economia del genocidio

Come sostiene Francesca Albanese nei suoi rapporti da Relatrice Speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati, siamo di fronte a un’economia che sostiene e riproduce la distruzione della vita palestinese.
L’Italia, anche attraverso aziende a partecipazione statale come Leonardo, continua a mantenere rapporti industriali e militari con Israele.
Secondo le principali organizzazioni internazionali, dal 7 ottobre le vittime palestinesi sono decine di migliaia, in larga parte civili e minori. Una stima chiaramente al ribasso: poiché oltre l’80% delle infrastrutture urbane di Gaza è stata distrutta. Non si tratta solo di genocidio ma anche di ecocidio, ovvero la devastazione sistematica dell’ambiente. Il fine? Il furto di terra, l’annientamento di un popolo.
La popolazione continua a vivere sotto assedio, anche dopo la cosiddetta “tregua” amministrata dal Board Of Peace voluto da Donald Trump, continuamente violata, in un contesto di collasso sanitario e infrastrutturale.
Ovviamente, in linea c’è l’aggressione di USA e Israele contro l’Iran, destinata a produrre un’ulteriore crisi in Medio Oriente.

Il tempismo della repressione

Le misure che colpiscono attivist* e militanti a Milano non sono un caso isolato. In tutta Italia, negli ultimi mesi, centinaia di persone sono state raggiunte da denunce, arresti e restrizioni della libertà per la partecipazione a manifestazioni, blocchi e pratiche di disobbedienza civile, nonché per aver costruito solidarietà attiva con il popolo palestinese.
Si tratta di una tendenza più ampia: la trasformazione del dissenso politico in questione di ordine pubblico e sicurezza nazionale. Inseribile all’interno di una più generale torsione autoritaria.
Il governo Meloni, anche attraverso i Decreti Sicurezza, sta intervenendo contro le realtà sociali organizzate per limitarne l’agibilità politica e la capacità di conflitto.
Non è casuale che questa ondata repressiva arrivi a ridosso di varie mobilitazione future, compresa quella nazionale “No Kings” del 27 e 28 marzo a Roma, di cui lambretta è Gaza freestyle sono promotori. Nonché della partenza di una nuova missione della Global Sumud Flotilla, che punta a rompere l’isolamento di Gaza.

Continuare a lottare

Ogni tentativo di criminalizzare il dissenso e la solidarietà nasce dalla paura che si diffondano e producano cambiamento.
In un contesto segnato da crisi economiche, guerre permanenti e crescente concentrazione del potere, le scelte politiche ricadono sempre sulle persone comuni.
Per questo è necessario costruire un modello diverso, fondato sulla centralità della vita, della dignità e dei bisogni sociali, contro l’economia di guerra e di occupazione.
Una società fondata sull’etica dell’empatia e della libertà, non dell’autorità, della gerarchia e della ricchezza.
Ogni volta che si prova a zittire una piazza si finisce per riempirne un’altra: ci vediamo là, dove siamo sempre stat*.

Chi Siamo

Il CSA Lambretta è un centro sociale milanese, nato nel 2011, che produce cambiamento sociale attraverso attività di mutualismo e solidarietà dal basso. Dopo diversi sgomberi, ha uno spazio assegnato direttamente in via Rizzoli 13/a. In seno al CSA Lambretta è nato il progetto Gaza FREEstyle, oggi diventato capillare in tutta Italia.
GazaFREEstyle è un progetto di scambio culturale con la Striscia di Gaza attivo da oltre dieci anni, che ha organizzato diverse carovane. Dall’inizio del genocidio ha attivato SOS Gaza, un crowdfunding permanente che potesse finanziare attività di mutualismo direttamente in Palestina, coordinate da compagni e compagne conosciut* negli anni: distribuzione di acqua filtrata, distribuzione di pasti caldi e derrate alimentari, cash assistance di emergenza, tende mediche e scolastiche, progetti contro la violenza di genere, attività di supporto psicologico per bambini e bambine, supporto legale. In più, ha ideato 100x100 Gaza, festival annuale di raccolta fondi giunto alla seconda edizione che ha registrato complessivamente quasi 500 iniziative in tutta Italia. Questo lavoro di solidarietà ha inviato a Gaza quasi un milione di euro, che hanno contribuito attivamente alla sopravvivenza di migliaia di persone.
ZAM (Zona Autonoma Milano) è un collettivo milanese nato nel 2011, che produce cambiamento sociale attraverso attività di solidarietà dal basso e di cultura alternativa. Dopo diversi sgomberi, ha uno spazio occupato a Milano Sud. Tra i numerosi progetti, è impegnato nell’organizzazione del Carnevale popolare di Quartiere e ha contribuito ai lavori del C.I.O. (Comitato Insostenibili Olimpiadi). Da due anni, ha fondato l’Università Popolare ZAM.

P.S. Se sei una delle persone denunciate per la manifestazione del 22 settembre e ti senti isolat*, scrivici.

Organizer

Mutuo Soccorso Milano
Organizer
Milan, LM

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