
HELP MARWA AND HER CHILDREN SURVIVE
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I nostri nomi sono Stefania e Francesca.
Stefania è un’autrice e madre di tre figli, e vive in Italia—
in quella parte del mondo dove, nonostante tutto, esiste ancora una silenziosa certezza: che i bambini possano crescere in relativa sicurezza.
Francesca vive in Costa Rica. Non ha figli propri, eppure il suo cuore si estende ben oltre ogni confine—
abbracciando, con profonda empatia, ogni bambino la cui sicurezza non è garantita, ogni vita lasciata senza protezione.
A Gaza, oggi, la maternità ha un peso completamente diverso.
Non è solo amore: è paura, incertezza e la dolorosa consapevolezza di non poter proteggere i propri figli.
Insieme stiamo cercando di aiutare Marwa—anche lei madre di tre figli.
Una donna che, fino a poco tempo fa, conduceva una vita non molto diversa dalla nostra: una casa, una famiglia, una stabilità.
Oggi, quella vita non esiste più.
Dalla distruzione della sua casa nel 2023, Marwa è stata sfollata più di dieci volte. Ha vissuto la fame, la perdita e una paura costante. Suo marito è scomparso da settimane. Ciò che resta è lei—sola—con tre figli da proteggere in un luogo dove proteggere è diventato quasi impossibile.
Oggi vive tra due muri di un cortile, senza un vero tetto—solo un telo sopra la testa.
Nessuna sicurezza. Nessuna certezza. Solo sopravvivenza.
Spesso leggiamo degli aiuti umanitari e immaginiamo che arrivino a tutti.
Non è così. Non sono sufficienti—e in molte zone, semplicemente non arrivano. La realtà è molto più dura di quanto possiamo immaginare da lontano.
Abbiamo trovato un piccolo luogo—un rifugio modesto—che potrebbe offrire a Marwa e ai suoi figli qualcosa di essenziale: dignità e un minimo di sicurezza.
Ma questa volta non possiamo farcela da sole.
Cerchiamo tra 40 e 50 persone disposte a contribuire con una piccola somma mensile—circa 12 dollari (11 EURO) ciascuno. Nemmeno il costo di una manicure, eppure insieme permetterebbe di coprire un affitto di 400 dollari al mese, comprensivo dell’accesso all’acqua—una risorsa sempre più preziosa.
Questo non risolverà tutto.
Ma creerà una stabilità fragile e necessaria: uno spazio in cui i suoi figli possano dormire senza paura, in cui una madre possa, anche solo un poco, tornare a respirare.
Il contratto d’affitto può essere rinnovato ogni tre mesi, e la nostra intenzione è sostenere questo aiuto per almeno sei mesi, lasciando spazio alla speranza che la situazione possa cambiare.
Tutti i fondi saranno trasferiti mensilmente e utilizzati esclusivamente per i bisogni essenziali: alloggio, acqua e cibo—per permettere a Marwa e ai suoi figli di iniziare, lentamente, a ricostruire.
Nelle sue parole:
“Ho 36 anni e sono madre di tre figli: Karim, Tulin e Selin.
Vivevamo in una casa calda e bellissima, con una vita stabile. Tutto è cambiato con la guerra. Abbiamo perso la nostra casa e siamo stati sfollati più volte.
Come madre, posso dire con totale sincerità: il mio corpo è esausto, la mia mente stanca e il mio spirito spezzato.”
Non dobbiamo salvare il mondo, né portarne il peso nel senso di colpa.
Ma possiamo scegliere di non voltare lo sguardo.
Non si tratta di schieramenti. Né di politica. Né di religione.
Si tratta di qualcosa di molto più fondamentale:
il diritto alla sicurezza, al cibo, alla dignità… a un futuro.
Al di là di ogni confine e cultura, tutti desideriamo le stesse cose.
Perché negarle agli altri?
Se qualcosa dentro di te risuona—anche solo in silenzio—ti chiediamo di aiutarci a sostenere questa famiglia.
Per ulteriori informazioni, trasparenza o per comprendere come vengono gestiti i fondi, non esitare a contattarci.
Aiutaci ad aiutare.
Contribuisci qui ⬇️⬇️⬇️
FROM WOMAN TO WOMAN. FROM HEART TO HEART.
Our names are Stefania and Francesca.
Stefania is an author and a mother of three, living in Italy—
in that part of the world where, despite everything, there is still a quiet certainty that children will grow up in relative safety.
Francesca lives in Costa Rica. She has no children of her own, yet her heart extends far beyond borders—
holding, with deep empathy, every child whose safety is not guaranteed, every life left unprotected.
In Gaza, today, motherhood carries a very different weight.
It is not only love—it is fear, uncertainty, and the unbearable awareness of not being able to protect your own children.
Together, we are trying to support Marwa—also a mother of three.
A woman who, until recently, lived a life not unlike ours: a home, a family, a sense of stability.
Today, that life no longer exists.
Since the destruction of her home in 2023, Marwa has been displaced more than ten times. She has endured hunger, loss, and constant fear. Her husband has been missing for weeks. What remains is her—alone—with three children to protect in a place where protection has become almost impossible.
She now lives between two courtyard walls, with no real roof—only a sheet above her head.
No safety. No certainty. Only survival.
We often read about humanitarian aid and assume it reaches everyone.
It does not. It is not enough—and in many areas, it simply does not arrive. The reality is far harsher than what we are able to imagine from afar.
We have found a small place—a modest shelter—that could offer Marwa and her children something essential: dignity, and a minimum sense of safety.
But this time, we cannot do it alone.
We are looking for 40 to 50 people willing to contribute a small monthly amount—around $12 each.
Not even the cost of a manicure, yet together it would allow us to cover a rent of $400 per month, including access to water—an increasingly precious resource.
This would not solve everything.
But it would create a fragile, necessary stability—a space where her children can sleep without fear, where a mother can begin, even slightly, to breathe again.
The rental agreement can be renewed every three months, and our intention is to sustain this support for at least six months, holding space for the possibility that circumstances may change.
All funds will be transferred monthly and used exclusively for basic needs: shelter, water, and food—allowing Marwa and her children to begin, however slowly, the process of rebuilding.
In her own words:
“I am 36 years old, a mother of three—Karim, Tulin, and Selin.
We once lived in a warm, beautiful home and had a stable life. Everything changed with the war. We lost our home and were displaced again and again.
As a mother, I can say with complete honesty: my body is exhausted, my mind is tired, and my spirit is broken.”
We don’t have to save the world—nor carry its weight in guilt.
But we can choose not to look away.
This is not about sides. Not politics. Not religion.
It is about something far more fundamental:
the right to safety, to food, to dignity… to a future.
Across every border, every culture, we all long for the same things.
Why deny them to others?
If something in you responds—even quietly—please help us support this family.
For further information, transparency, or to understand how the funds are managed, please feel free to reach out.
Help us to help.
Contribute here ⬇️⬇️⬇️
DE MUJER A MUJER. DE CORAZÓN A CORAZÓN.
Nuestros nombres son Stefania y Francesca.
Stefania es autora y madre de tres hijos, y vive en Italia—en esa parte del mundo donde, a pesar de todo, aún existe una serena certeza de que los niños crecerán en relativa seguridad.
Francesca vive en Costa Rica. No tiene hijos propios, y sin embargo su corazón se extiende mucho más allá de las fronteras—
abrazando, con profunda empatía, a cada niño cuya seguridad no está garantizada, a cada vida desprotegida.
En Gaza, hoy, la maternidad tiene un peso muy distinto.
No es solo amor: es miedo, incertidumbre y la insoportable conciencia de no poder proteger a los propios hijos.
Juntas estamos intentando ayudar a Marwa—también madre de tres.
Una mujer que, hasta hace poco, llevaba una vida no muy distinta a la nuestra: un hogar, una familia, una cierta estabilidad.
Hoy, esa vida ya no existe.
Desde la destrucción de su casa en 2023, Marwa ha sido desplazada más de diez veces. Ha soportado hambre, pérdidas y un miedo constante. Su marido lleva semanas desaparecido. Lo que queda es ella—sola—con tres hijos a los que proteger en un lugar donde proteger se ha vuelto casi imposible.
Hoy vive entre dos muros de un patio, sin un verdadero techo—solo una tela que la resguarda.
Sin seguridad. Sin certezas. Solo supervivencia.
A menudo leemos sobre ayuda humanitaria y asumimos que llega a todos.
No es así. No es suficiente—y en muchas zonas, simplemente no llega. La realidad es mucho más dura de lo que podemos imaginar desde la distancia.
Hemos encontrado un pequeño lugar—un refugio modesto—que podría ofrecer a Marwa y a sus hijos algo esencial: dignidad y un mínimo de seguridad.
Pero esta vez no podemos hacerlo solas.
Buscamos entre 40 y 50 personas dispuestas a contribuir con una pequeña cantidad mensual—alrededor de 12 dólares cada una.
Ni siquiera el costo de una manicura, pero juntos permitiría cubrir un alquiler de 400 dólares al mes, incluyendo el acceso al agua—un recurso cada vez más escaso.
Esto no lo resolverá todo.
Pero creará una estabilidad frágil y necesaria: un espacio donde sus hijos puedan dormir sin miedo, donde una madre pueda, aunque sea un poco, volver a respirar.
El contrato de alquiler puede renovarse cada tres meses, y nuestra intención es sostener esta ayuda durante al menos seis meses, dejando espacio a la posibilidad de que la situación cambie.
Todos los fondos serán transferidos mensualmente y utilizados exclusivamente para necesidades básicas: vivienda, agua y alimento—permitiendo que Marwa y sus hijos comiencen, poco a poco, a reconstruir sus vidas.
En sus propias palabras:
“Tengo 36 años y soy madre de tres hijos: Karim, Tulin y Selin.
Vivíamos en una casa cálida y hermosa, con una vida estable. Todo cambió con la guerra. Perdimos nuestro hogar y fuimos desplazados una y otra vez.
Como madre, puedo decir con total sinceridad: mi cuerpo está agotado, mi mente cansada y mi espíritu roto.”
No tenemos que salvar el mundo, ni cargar con su peso desde la culpa.
Pero sí podemos elegir no mirar hacia otro lado.
Esto no trata de bandos. Ni de política. Ni de religión.
Se trata de algo mucho más esencial:
el derecho a la seguridad, al alimento, a la dignidad… a un futuro.
Más allá de fronteras y culturas, todos anhelamos lo mismo.
¿Por qué negárselo a otros?
Si algo en ti responde—aunque sea en silencio—por favor ayúdanos a apoyar a esta familia.
Para más información, transparencia o para entender cómo se gestionan los fondos, no dudes en contactarnos.
Ayúdanos a ayudar.
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