Pullman anticaporalato per le donne braccianti

Abbiamo 60 giorni per raccogliere i fondi necessari ad acquistare un pullman di seconda mano, che possa essere usato gratuitamente dalle lavoratrici e dai lavoratori della terra, per intaccare sempre più in profondità le maglie del caporalato in agricoltura.

Circa venti mila lavoratrici italiane 
si spostano tutti i giorni dal Salento verso le aziende del barese e del metapontino con mezzi di trasporto di proprietà dei caporali.

Un ve
ro e proprio sistema nel quale si annidano soprusi e una insopportabile differenza salariale di genere: il salario delle braccianti è del 30% inferiore a quello degli uomini. La manodopera femminile è particolarmente ricercata perché non protesta, è altamente qualificata e a buon mercato. Le mani femminili, inoltre, sono considerate più adatte alla raccolta dell'uva, delle ciliegie e in generale dell'ortofrutta perché più delicate e attente.

Tale si
tuazione spinge oggi la Rete Internazionale Anticaporalato Nocap di Yvan Sagnet a intervenire con un progetto mirato sulla situazione delle donne italiane vittime di caporalato nel Sud Italia, in particolare nel Salento. L’acquisto di questo pullman costituirà una concreta alternativa all’attività illegale dei caporali negli spostamenti quotidiani delle braccianti agricole.

Il pullman sarà ceduto in comodato d’uso gratuito alle aziende che regolarizzano il lavoro dei braccianti agricoli.

Oggi abbiamo bisogno del tuo contributo per offrire condizioni di lavoro degne alle donne braccianti, liberandole dall’oppressione del caporalato.


SOSTIENICI!

Ciascuno dona quanto sente e quanto può.

Siamo grati per ogni contributo, sia esso grande o piccolo. Per questo il tuo nome e cognome puntato sarà serigrafato sulle fiancate laterali del pullman che acquisteremo, accompagnando i braccianti agricoli nel loro viaggio quotidiano verso i campi di raccolta. 

La scritta "Rete anticaporalato" sulle fiancate laterali del pullman sarà costituita dai nomi di ognuno di Voi.

    

48239404_1590487036695968_r.jpegPerché aiutarci ad aiutarli

La Rete Internazionale Anticaporalato NO CAP ha il compito di monitorare, vigilare ed attuare le necessarie azioni di  pressione sociale sulle realtà imprenditoriali. Per ragioni di necessaria autonomia operativa ed indipendenza, dunque, la rete NO CAP non riceve finanziamenti dal mondo dell’industria.

L’emergenza sanitaria, economica, sociale generata dalla diffusione del Covid-19 rende oggi ancor più necessario garantire ai braccianti agricoli, che rischiano la vita ogni giorno perché del cibo fresco arrivi sulle nostre tavole, dei mezzi di trasporto idonei per il raggiungimento dei luoghi di lavoro.

     Chi siamo
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Yvan Sagnet ha sperimentato sulla sua pelle la stretta socio-economica del fenomeno del caporalato e, dopo aver guidato la rivolta di Nardò del 2011 nella quale centinaia di lavoratori invisibili e sfruttati ha pacificamente incrociato le braccia per quasi un mese bloccando le produzioni ha fondato l’Associazione No Cap. Questo movimento di protesta ha avvitato l’iter legislativo della prima legge sul caporalato (legge n. 148/2011).
L’Associazione No Cap  nasce quindi con l’obiettivo di combattere i caporalato nel settore agicolo in tutte le sue forme ed evoluzioni. 
Press No Cap  

    Cosa facciamo
La Rete Internazionale Anticaporalato No Cap studia sistemi e soluzioni ascoltando sul campo i braccianti, le aziende e valutando il processo di filiera che conduce i prodotti alle tavole degli italiani.

Anche le istituzioni nazionali hanno riconosciuto l’umiltà e la precisione del lavoro svolto da Nocap, chiamandola a partecipare ai lavori preparatori della strategia nazionale di contrasto al caporalato , sfociata nella redazione del Piano Triennale approvato il 20 febbraio 2020, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Il Piano, istituito nel dicembre 2018 e presieduto dal Ministro del Lavoro, con la collaborazione dei Ministri dell’Agricoltura e degli Interni, rappresenta il risultato della cooperazione tra i diversi attori istituzionali, coinvolti a livello centrale e regionale, e il confronto con i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro del settore agricolo e le associazioni del terzo settore.


La Rete Internazionale Anticaporalato No Cap ha portato il proprio contributo partecipando attivamente al gruppo coordinato dall’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS).


      La Glocalizzazione dei servizi ai braccianti agricoli in campo
Rete Internazionale Anticaporalato No Cap vuole fornire risposte concrete ai problemi legati ai contratti di lavoro, che devono essere conformi ai contratti nazionali. Da un'esperienza di osservazione di 8 anni, si è accorta però che questo non basta: occorre intervenire sul sistema dei trasporti.
Per raggiungere il campo di raccolta i braccianti agricoli devono coprire ogni giorno distanze enormi, con rischi e pericoli di strade dissestate e deserte che sono spesso causa di incidenti gravi, anche mortali, perché i servizi sono autogestiti dai braccianti che si rivolgono ad autisti improvvisati. È necessaria la cura per la sicurezza non solo dei bracciati ma anche dell'azienda agricola meritevole di tutela e supporto, che assume con contratti regolari. 
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Ci poniamo come esempio, perché vogliamo mostrare il sistema corretto che ci è stato indicato dai braccianti e dalle aziende agricole. Eventuali sostegni governativi,  affidati dallo Stato alle  Regioni/Comuni, devono essere decentralizzati favorendo direttamente le aziende virtuose e i braccianti in accordo con le loro necessità e richieste. 

La rete criminale del caporalato non può più continuare a sostituirsi allo Stato offrendo i servizi mancanti ai lavoratori agricoli, chiedendo in cambio la loro libertà, i loro diritti fondamentali, la loro dignità.

No Cap all’inizio del 2020 ha fatto il primo passo nel settore della fornitura dei servizi gratuiti ai braccianti, grazie all’acquisto di un furgone da trasporto passeggeri attualmente operativo a Casa Betania, a Serramarina, frazione di Bernalda (Mt). Soltanto su quel territorio sono presenti circa 3000 braccianti agricoli che giungono sul territorio lucano, le cui condizioni di vita e lavoro, precarie e illegali, li spingono spesso nelle reti del caporalato. Il furgone è stato acquistato grazie alla stretta partnership con il regista Milo Rau nello straordinario progetto sociale "La Rivolta della Dignità", ceduto da No Cap in comodato d’uso gratuito.  

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Yvan Sagnet 
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