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Dall'Italia all'Amazzonia: la mia ricerca sul Cacao
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Recentemente ho avuto l'opportunità di raccontare il progetto in un'intervista realizzata dalla Universidad Católica Sedes Sapientiae in collaborazione con Università degli Studi dell'Insubria:
UNA RICERCA SUL CACAO NEL CUORE DELL'AMAZZONIA PERUVIANA
Ciao a tutti,
mi chiamo Viktoria e mi trovo attualmente ad Atalaya, nel cuore dell'Amazzonia peruviana, dove sto portando avanti un progetto di ricerca sul cacao nato dalla collaborazione tra Università degli Studi dell'Insubria e Universidad Católica Sedes Sapientiae.
Questa esperienza mi sta permettendo di vivere e lavorare ogni giorno direttamente all'interno di una realtà agricola amazzonica, osservando da vicino non solo la coltivazione del cacao, ma anche il delicato equilibrio tra agricoltura, foresta e comunità locali.
DALLE MALATTIE DEL CACAO A UNA RICERCA SULLA SOSTENIBILITÀ
Quando sono arrivata qui, il focus principale della mia ricerca riguardava le malattie delle cabosse del cacao e le infezioni fungine che compromettono la salute delle piante e la produzione agricola.
Nelle ultime settimane ho potuto osservare queste problematiche direttamente sul campo e nei prossimi giorni ritirerò alcuni campioni che verranno successivamente analizzati in laboratorio per comprendere meglio il funzionamento di queste malattie fungine e il loro impatto sulle coltivazioni.
Vivendo però quotidianamente questa realtà, la mia ricerca ha iniziato gradualmente a evolversi.
Mi sono resa conto che uno degli aspetti più importanti non è soltanto comprendere le malattie del cacao, ma capire come sia possibile coltivare in modo sostenibile preservando allo stesso tempo la foresta amazzonica.
LA FINCA MARANKIARI: UN MODELLO DI INTEGRAZIONE CON LA FORESTA AMAZZONICA
La piantagione nella quale sto svolgendo la mia ricerca, la Finca Marankiari, rappresenta secondo me un esempio straordinario di integrazione tra agricoltura produttiva e conservazione della foresta.
A differenza di molte realtà agricole locali, dove spesso parti della foresta vengono bruciate per creare nuovi spazi coltivabili, qui l'ecosistema circostante viene preservato. Alberi, specie vegetali, animali e biodiversità continuano a convivere insieme alla coltivazione del cacao, creando un ambiente molto più equilibrato sia per l'agricoltura sia per la foresta stessa.
Credo sinceramente che questo modello possa rappresentare un esempio importante non solo per i piccoli agricoltori, ma anche per progetti agricoli più grandi.
Proteggere la foresta amazzonica mantenendo allo stesso tempo una coltivazione efficiente è qualcosa che riguarda tutti noi, perché preservare l'Amazzonia significa anche contribuire concretamente alla lotta contro il cambiamento climatico globale.
Per questo motivo ho deciso di orientare maggiormente la mia ricerca verso il tema della coltivazione sostenibile del cacao e verso soluzioni pratiche che possano realmente aiutare gli agricoltori locali.
FERTILIZZAZIONE SOSTENIBILE E ACCESSIBILE
Uno dei punti chiave che sto studiando riguarda la fertilizzazione delle piante di cacao.
Una fertilizzazione ben pianificata è fondamentale per mantenere le piante sane e produttive senza compromettere l'equilibrio della foresta. Tuttavia, molti fertilizzanti rappresentano un investimento economico spesso non accessibile per i piccoli agricoltori locali.
Il mio obiettivo è comprendere come sia possibile sviluppare fertilizzanti utilizzando materie prime già presenti sul territorio e facilmente accessibili, in modo da rendere la coltivazione sostenibile più concreta e accessibile per tutti.
LE DIFFICOLTÀ QUOTIDIANE DELLA RICERCA SUL CAMPO
Questa esperienza si sta rivelando molto più intensa, complessa e trasformativa di quanto avessi immaginato.
La vita qui in Amazzonia è imprevedibile, e molte spese sono emerse improvvisamente senza possibilità di pianificazione. Ad esempio, diversi spostamenti hanno dovuto essere organizzati all'ultimo minuto a causa del clima e delle condizioni ambientali, con costi spesso molto elevati.
Una delle cose di cui vado più fiera personalmente è aver imparato qui a guidare una moto per poter raggiungere ogni giorno il luogo della mia ricerca in modo indipendente.
In Italia ho sempre guidato solamente uno scooter e, per vari motivi, sono sempre stata distante dal mondo delle moto più grandi. Qui invece ho deciso di superare questa paura perché avere un mezzo autonomo era diventato fondamentale non solo per la ricerca, ma anche per la vita quotidiana: fare la spesa, raggiungere farmacie, acquistare medicinali e muovermi in sicurezza nella zona.
Anche il noleggio della moto è stata una spesa imprevista, anche se comunque più sostenibile rispetto ai costi quotidiani dei mototaxi locali.
UNA REALTÀ CHE LASCIA IL SEGNO
Un altro aspetto che non avevo previsto è stato l'impatto emotivo della situazione degli animali presenti qui.
Ci sono molti animali malnutriti, abbandonati o malati, e personalmente faccio molta fatica a ignorare queste situazioni. Quando posso cerco di aiutare con cibo o cure mediche, senza pensare troppo ai costi. È qualcosa che è diventato parte della mia quotidianità qui.
Nonostante tutte le difficoltà, questa esperienza mi sta insegnando molto più di quanto avrei mai immaginato, sia dal punto di vista accademico sia umano.
COME VERRANNO UTILIZZATI I FONDI
Le donazioni raccolte mi stanno aiutando a sostenere:
- trasporti e spostamenti necessari per raggiungere i luoghi di ricerca
- analisi e campionamenti legati al progetto
- materiali e strumenti per il lavoro sul campo
- costi logistici quotidiani
- noleggio del mezzo necessario per muovermi in autonomia
- spese impreviste dovute alle condizioni ambientali e climatiche
Ogni contributo, anche piccolo, mi permette di continuare questa esperienza di ricerca e documentazione direttamente sul territorio.
AGGIORNAMENTI E MATERIALE DAL PROGETTO
Continuerò a condividere aggiornamenti, fotografie, interviste e progressi della ricerca durante le prossime fasi del progetto.
GRAZIE DI CUORE
Grazie davvero a tutte le persone che stanno sostenendo questo percorso.
Questo progetto non è solo una ricerca universitaria: è un'esperienza umana, ambientale e personale che mi sta cambiando profondamente, e sono felice di poterla condividere con voi.




