Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe

Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe campaign photo, 1 of 7Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe campaign photo, 1 of 7
Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe campaign photo, 2 of 7

  • S
  • R
  • M
213 donors
Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe campaign photo, 4 of 7
Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe campaign photo, 5 of 7
Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe campaign photo, 6 of 7
Fundraiser’s main image
0% complete

€4,926 raised of €9K

Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe

Sostieni le cure per salvare il cuore di Ebe

0% complete

€4,926 raised of €9K

213 donations
Donation protected
aggiornamento al marzo 2026

Ciao, sono Gabriella, l’umana di Ebe, una barboncina toy nata a febbraio e arrivata a casa nostra il 17 giugno 2025

Scrivo questa raccolta fondi perché Ebe ha una grave malformazione cardiaca congenita, il PDA (dotto arterioso pervio), e ha bisogno di un intervento chirurgico molto delicato per poter vivere. Ma la sua storia non è mai stata “solo” una storia di operazione cardiaca: da quando è arrivata, tutto è stato molto più complesso, doloroso e costoso di quanto avrei potuto immaginare.

Com’è arrivata Ebe
Pochi giorni dopo il suo arrivo, Ebe ha iniziato a stare molto male: vomito, diarrea con sangue, letargia, spossatezza, forte disidratazione. L’ho portata urgentemente dal veterinario e lì ho scoperto che era gravemente sottopeso e affetta da una forte infestazione da giardia, già in stato avanzato.

Non si trattava quindi di un semplice momento di adattamento o di un piccolo disturbo intestinale: Ebe era arrivata già in condizioni molto compromesse, con un apparato gastrointestinale che avrebbe poi continuato a darmi problemi per mesi (molti). Questa è una delle ragioni per cui ho sempre avuto il sospetto che l’allevamento fosse perfettamente consapevole delle sue condizioni quando ce l’ha consegnata. La mattina stessa in cui è arrivata da noi era stata dal veterinario per l’ultima vaccinazione e per il controllo. A detto loro.
Nel corso dei controlli d'urgenza è però emerso un problema ancora più grave. La diagnosi cardiaca.

Ebe ha una malformazione cardiaca congenita chiamata PDA (dotto arterioso pervio). In parole semplici, un vaso che avrebbe dovuto chiudersi alla nascita è rimasto aperto, costringendo il cuore a lavorare in modo anomalo e sottoponendolo a un sovraccarico continuo.

Questa condizione può essere risolta solo chirurgicamente. E nel caso di Ebe la situazione è stata da subito particolarmente delicata, perché si parla di una barboncina toy di taglia minuscola, per mesi sotto peso, con un organismo già debilitato da tutto il resto.
Fin dall’inizio mi è stato chiaro che non avrei avuto davanti un semplice percorso veterinario, ma un percorso lungo, specialistico e molto costoso.

La reazione dell’allevamento
Quando ho comunicato "all’allevamento" la situazione clinica di Ebe, la loro reazione è stata straniante.
Non si sono mostrati realmente sorpresi. Non mi hanno chiesto referti, non hanno cercato un confronto con il loro veterinario, non hanno mostrato alcuna reale volontà di capire come fosse possibile che un cane fosse stato consegnato in quelle condizioni. Cosa che mi ha lasciato da subito interdetta
L’unica proposta è stata quella di restituire Ebe in cambio di un altro cane sano. Ma era evidente che non avessero alcuna intenzione di sostenere le cure o l’intervento di cui aveva bisogno. Di fatto si sono lavati le mani di tutto: delle sue condizioni, delle spese, delle responsabilità.

La mia scelta
Ebe inizialmente era stata presa da mia madre. Prima ho virgolettato la parola allevamento in quanto mia madre si è rivolta (da persona totalemetne inesperta e in buona fede, a quello che credeva essere un allevamento certificato per poi scoprire solo al momento della consegna che si trattava di privati). Ma nel momento in cui abbiamo capito la gravità della situazione è diventato evidente che non si trattava semplicemente di “accudire un cane”, ma di assumersi la responsabilità piena di una creatura con bisogni medici molto seri, cure costanti, controlli frequenti e una gestione quotidiana estremamente attenta.
A quel punto ho scelto io di tenerla con me.
L’ho fatto perché era chiaro che avrebbe avuto bisogno di precisione assoluta nelle cure, presenza costante, monitoraggio continuo e una disponibilità totale, anche pratica e mentale. E soprattutto l’ho fatto perché sapevo che restituirla all’allevamento avrebbe significato, molto probabilmente, condannarla.
Da quel momento Ebe è diventata completamente mia. La mia responsabilità, la mia priorità, la mia famiglia. Ma in realtà come spesso dico, ci siamo scelte a vicenda. Ebe, dal momento in cui è entrata in casa di mia madre (dove io mi trovavo in quei giorni per aiutarla con l'inserimento) ha scelto me come umana di riferimento. Tra tutti in casa, si è attaccata al mio odore, c'è una foto, di quel giorno, in cui lei, piccolissima, si è arrampicata sulla poltrona per venire a dormire sulla mia spalla, con il muso nascosto nel mio collo. Sono sicura che in qualche modo fossimo destinate a trovarci.

Per mesi la sua salute è stata un equilibrio fragilissimo. La giardia non era un episodio isolato: aveva lasciato dietro di sé un intestino compromesso, difficoltà di assorbimento, estrema sensibilità gastrointestinale, alimentazione molto restrittiva e una serie di sintomi che hanno reso difficile anche il recupero del peso.

Per lungo tempo Ebe ha potuto mangiare pochissime cose senza stare male. Ogni cambiamento alimentare andava gestito con enorme cautela. Ogni piccolo miglioramento poteva essere seguito da una ricaduta. E per un cane che avrebbe dovuto affrontare un intervento cardiaco, questa fragilità era un problema enorme.

Mi è stato sempre detto con chiarezza che, prima dell’operazione, Ebe doveva arrivare nelle migliori condizioni fisiche possibili: con un intestino più stabile, difese più forti, un peso migliore, e un organismo capace di tollerare sia l’intervento sia il post operatorio.

Questo è il motivo per cui il tempo passato non è stato “tempo perso”: è stato il tempo necessario a cercare di portarla in una condizione abbastanza buona da poter affrontare una chirurgia così delicata.

Oggi, finalmente, posso dire che da questo punto di vista c’è un miglioramento concreto: Ebe non ha solo ripreso peso, abbiamo dovuto addirittura metterla a dieta in vista dell'operazione perchè aveva qualche grammo in più, con moltissima cura, fatica e attenzione, cambiando integratori, farmaci, non so quanti nutrizionisti. Cambiando alimenti sono riuscita finalmente oggi a farle mangiare tutto e non solo farla diventare una vera e propria divoratrice. Bisogna sempre stare attenti quando si mangia o si cucina perchè è sempre pronta ad afferrare qualcosa che cade. Ghiotta soprattutto di pop corn e insalata. Mi abbaia quando vede che nella ciotola c'é poca pappa.

L’aspetto comportamentale: una parte essenziale della sua storia
C’è poi un altro aspetto di cui sento il bisogno di parlare, perché troppo spesso viene sottovalutato quando si raccontano storie come questa: Ebe non è arrivata solo malata, è arrivata anche profondamente fragile sul piano emotivo e comportamentale.

Nei mesi ho visto emergere in lei una fortissima sensibilità, una difficoltà di regolazione, una dipendenza intensa dalla mia presenza, paure profonde e una gestione complessa dello stress e della separazione. Non si tratta di “capricci” o di semplice vivacità: in Ebe c’è un quadro di forte vulnerabilità che, con il tempo, è apparso chiaramente collegato anche al contesto in cui è stata tenuta nei primi mesi di vita.

Per questo, oltre alle cure veterinarie, ho dovuto iniziare anche un percorso con educatore cinofilo, comportamentalista e integratori comportamentali.

Questo percorso non è stato un’aggiunta secondaria: è stato fondamentale. Perché preparare Ebe all’intervento non significava soltanto farle raggiungere una certa stabilità fisica, ma anche provare a darle gli strumenti per affrontare ospedale, visite, manipolazioni, ricovero, dolore, distacco e paura senza crollare completamente.

Una delle cose che più mi spaventano ancora oggi non è solo l’intervento in sé, ma il rischio di una regressione comportamentale dopo tutto quello che abbiamo cercato di costruire. E anche per questo la scelta della struttura in cui operarla è stata per me importantissima.

Il primo piano: Milano e la microchirurgia

Inizialmente il piano era quello di operare Ebe alla clinica Gran Sasso di Milano, perché era una delle poche strutture in Italia che potevano rappresentare una possibilità reale per un cane così piccolo. L’idea iniziale era quella di procedere con una microchirurgia, cioè con un approccio meno invasivo, che sembrava la strada migliore per una barboncina toy della sua taglia.

Per questo avevo messo in conto controlli, organizzazione, viaggi continui da Roma a Milano e tutte le spese collegate. Era una soluzione complicata, ma mi sembrava quella più adatta in quel momento.

L’incidente che ha cambiato tutto

Quando finalmente il percorso sembrava avvicinarsi a una possibilità concreta di intervento, è successo qualcosa di devastante: Ebe è stata investita da un monocilo elettrico in area pedonale sotto casa nostra.

È stato uno dei momenti peggiori. Per fortuna è sopravvissuta, ma l’incidente ha provocato nuove complicazioni e ha colpito proprio una zona già estremamente delicata, quella intestinale. Questo ha significato dover mettere di nuovo tutto in pausa. L’intervento al cuore, che già richiedeva condizioni fisiche buone, è diventato improvvisamente impossibile da programmare nell’immediato. Ho dovuto affrontare un altro periodo di paura, visite, controlli, cure, incertezza, e soprattutto la necessità di aspettare ancora. Per chi segue la sua storia da tempo, questo è il motivo per cui l’operazione che inizialmente avrebbe dovuto svolgersi mesi fa è stata rimandata.

Perché Milano non è più stata possibile

Nel frattempo, però, anche il quadro cardiaco è cambiato. Con l’ultimo approfondimento mi è stato spiegato che la microchirurgia non era più possibile. Il flusso arterioso si è invertito e a quel punto il margine di attesa si è ridotto drasticamente: l’intervento è diventato urgente e non più compatibile con i tempi e con il tipo di approccio chirurgico inizialmente previsto alla Gran Sasso.

In altre parole: il piano iniziale su Milano aveva senso in una fase precedente, ma con l’evoluzione della situazione non era più la scelta giusta né dal punto di vista tecnico né da quello dei tempi.

La scelta di AniCura Roma Sud

Per questo, insieme al cardiologo che segue Ebe, ho deciso di affidarmi alla AniCura Roma Sud con il dottor Nicoli, optando per una chirurgia tradizionale.

È stata una scelta difficile, ma anche la prima che mi ha fatto sentire davvero meno sola.

Per la prima volta ho avuto un confronto diretto, approfondito e umano con chi opererà Ebe. Il dottor Nicoli mi ha dedicato tempo, mi ha spiegato con chiarezza cosa comporta l’intervento, mi ha mostrato immagini di casi simili, mi ha illustrato nel concreto come si interverrà su un cane della sua taglia.

Anche il consulto con l’anestesista è stato importante. Mi è stato spiegato il percorso anestesiologico, i rischi, le possibili complicazioni e tutto ciò che il post operatorio può comportare. Nonostante la paura, questo mi ha fatto sentire per la prima volta dentro un dialogo medico vero, continuo, non approssimativo.

La dottoressa anestesista mi ha persino lasciato il suo numero personale. Può sembrare un dettaglio, ma per me non lo è stato affatto: dopo mesi di incertezze, poter parlare con professionisti disponibili, presenti e chiari è stato un enorme sollievo.

Il ricovero e la mia preoccupazione più grande Mi è stato detto con onestà che si tratta di un intervento delicato e che possono esserci complicazioni. In quel caso potrebbe essere necessario un ricovero più lungo, con costi che inevitabilmente salirebbero.

Ma oltre all’aspetto economico, quello che mi terrorizza è la possibilità che Ebe viva una degenza lunga come un abbandono, con conseguenze pesanti anche dal punto di vista comportamentale.

Per questo una cosa che mi ha colpita molto positivamente è stata la disponibilità della clinica a farmi andare lì due volte al giorno per darle da mangiare, se ce ne fosse bisogno, in modo da non farla sentire sola e da aiutarla a reggere meglio un eventuale ricovero. È una possibilità che altre strutture non mi avevano dato, e per me conta enormemente.

Le spese sostenute fino a oggi. Anche se la campagna ha raccolto una cifra importante, purtroppo le spese affrontate fino ad oggi sono state già enormi.

Facendo un calcolo orientativo, tra:

visite veterinarie

controlli cardiologici

ecocardiografie

analisi

farmaci

integratori

alimentazione specifica

percorso con comportamentalista

percorso con educatore

integratori comportamentali

da giugno 2025 ho speso circa 7.000 euro.
(senza considerare la gestione quotidiana di un cane sano)

E questa cifra appunto non comprende “l’operazione”: comprende tutto quello che è stato necessario per tenere Ebe in vita, stabilizzarla, farle recuperare un minimo di forza, curare i danni gastrointestinali, seguirla dal punto di vista cardiaco e accompagnarla anche sul piano comportamentale verso la possibilità di affrontare una chirurgia.

Ho condiviso negli aggiornamenti il preventivo chirurgico, oscurando come sempre solo i dati sensibili. A quella cifra vanno aggiunti anche circa 500 euro di esami pre-operatori, tra analisi del sangue specifiche, ecocardiografia di controllo e visita cardiologica nella settimana precedente all’intervento.

E, come mi è stato spiegato chiaramente, nel caso in cui si verificassero complicazioni e fosse necessario prolungare il ricovero, il costo finale potrebbe aumentare ulteriormente.

Perché chiedo ancora aiuto

So che questa campagna ha già ricevuto tanto affetto e un aiuto importante. E ne sarò sempre grata.

Ma la verità è che la storia di Ebe è stata molto più lunga, complessa e dispendiosa di quanto sembrasse all’inizio. Per questo continuo a chiedere di donare e condividere.

Ogni contributo, anche piccolo, può aiutarmi ad affrontare non solo l’intervento, ma tutto quello che c’è stato prima e quello che ci sarà dopo.

Se non puoi donare, condividere la sua storia è comunque un aiuto enorme.

Grazie di cuore a chi ha scelto di esserci in ogni forma



❤️
Donate

Organizer

Profile photo of Gabriella  Esposito
Gabriella Esposito
Organizer
Somma Vesuviana
  • Animals
  • Donation protected

Your easy, powerful, and trusted home for help

  • Easy

    Donate quickly and easily

  • Powerful

    Send help right to the people and causes you care about

  • Trusted

    Your donation is protected by the GoFundMe Giving Guarantee