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Ciaooo! :)) mi chiamo Sofia, ho 23 anni e sto per diplomarmi in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Roma. Da quando ho 14 anni passo le mie giornate a scrivere storie, ma per la prima volta ne ho scritta una che mi ha spinto a volermi mettere dietro la macchina da presa. Nino ha saltato è il mio primo cortometraggio e nasce per rispondere a una domanda che da anni mi ronza in testa. E che, forse, riguarda anche te.
Dimmi… anche tu, in fondo, pensi di essere speciale, vero?
Lo so. È normale Per un attimo l’ho pensato anche io. Ma la verità è che probabilmente non lo siamo. Non è colpa nostra. È normale che sia così. È normale essere… normali. Siamo 7 miliardi di persone. Sette. Miliardi. Quando abbiamo iniziato a credere di dover essere unici?
Io la chiamo l’ossessione di essere speciali. Ed è di questo che parla Nino ha saltato. Cosa resta di te se non fai il grande salto? E peggio ancora, cosa succede se il tuo momento di gloria lo vivi davvero, ma non lo puoi dimostrare al mondo intero?
MA QUINDI… DI COSA PARLA IL CORTO?
Roma Sud, estate 2026.
Una sera, dopo gli allenamenti, la terra rossa di un trasandato campo di atletica assiste ad un miracolo. L’impronta sulla pista del salto in lungo è l’unica prova che Manuel (17) ha per convincere se stesso di aver spiccato un volo ben oltre l’immaginazione. Due metri sopra al record del mondo. Com’è possibile? Proprio lui, che nonostante passi le serate a sognare le olimpiadi, è a mani basse il più scarso della squadra. Ad assistere a questo evento quasi soprannaturale c’è solo il suo allenatore. Se non ci fosse quella maledetta impronta sulla sabbia, potrebbero credere di essere vittime di un’allucinazione collettiva. Tanto più che il giorno dopo Manuel non salta nemmeno la metà di quella distanza impossibile. Torna a essere lo stesso di sempre. Un atleta mediocre. O, stando a suo fratello, uno sfigato che non sa come divertirsi. Ma una volta che scopri di poter battere il record del mondo, come puoi tornare alla tua vita di tutti i giorni? Fino a dove sarà disposto a spingersi Manuel per dimostrare di essere speciale? Per dimostrare di valere qualcosa?
Quanto a lungo possiamo lasciarci consumare dalle nostre ossessioni?
PERCHÉ SOSTENERE IL PROGETTO?
Dopo tutte le premesse sarebbe ipocrita dire che questo corto è speciale. Non credo che Nino ha saltato cambierà il mondo. Ma credo nelle storie che partono da un’urgenza personale. Come questa. Il corto nasce dal bisogno di raccontare una generazione, la nostra, che vive sospesa tra l’ambizione e la sindrome dell’impostore. Tra la paura di essere invisibili e l'ossessione disperata di lasciare un segno. Anche minuscolo. Parla dei sogni di quando si è adolescenti. Di quanto sono stupidi. Ma anche di quanto siano necessari. Perché, a volte, sono ciò che ti tiene vivo.
Come direbbe la mia psicologa… questo corto parla di me. E di tutti i miei amici. Perché, alla fine, il cinema non è altro che il nostro modo per lasciare un’impronta. E continuare a sognare.
Se, in qualche modo, in queste parole o in questo corto ci hai rivisto anche solo un pezzetto di te e ti va di darci una mano, per noi sarebbe preziosissimo :))))
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