CIBO. DALL EMERGENZA ALLA SOLIDARIETA

La nostra associazione di volontariato, Sopra i ponti, di migranti marocchini e cittadini bolognesi interessati all’intercultura, attiva a Bologna e in Marocco dal 1995, sta cercando oggi più che mai di andare incontro ai grandi bisogni che questa epidemia ha causato, a partire da quello più basico: il cibo.

Purtroppo abbiamo appreso in questi giorni che il progetto d’emergenza “Khaoua khaoua per la fraternità universale”, che avevamo inviato all’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) in risposta ad un bando specifico per l’emergenza economica dovuta alla pandemia, non è stato approvato. E’ un vero peccato perché il finanziamento di 10.000 euro ci avrebbe permesso di proseguire per tre mesi e ampliare gli aiuti alle fasce di popolazione più colpite sia a Bologna che in Marocco e di strutturare una rete di partenariato umanitario che le micro-azioni sostenute dal crowdfunding avevano iniziato a evidenziare.

Una battuta d’arresto che non fermerà la solidarietà. E’ una promessa!

Infatti questa campagna GoFundMe prosegue per sovvenire alla mancanza del finanziamento atteso, per continuare a sostenere le famiglie ancora in stato di bisogno, sia a Bologna che nelle 12 aree rurali e di montagna del Marocco che avevamo individuato attraverso la nostra rete di partenariato marocchina: Tamesloht, Had Brachoua, Foum Zguid, Akka, Merzouga, Afourer, Kelaat Mgouna, Biougra, Aglou, Taliouine, El Brouj ed Ouled Fares.

L’intento è di aiutare un circuito di famiglie bisognose a Bologna, Castenaso, Budrio e Molinella con 40 pacchi alimentari o buoni spesa da 60 euro ciascuno e in Marocco di raggiungere 120 famiglie nei territori suddetti, oltre a 54 famiglie marocchine e subsahariane di Casablanca, con buoni spesa da 30 euro ciascuna.

Condividiamo la testimonianza di Khadija, la sarta della vecchia medina di Casablanca.

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Vedova da circa 6-7 anni, la sua famiglia è composta di 2 bambine, 2 adolescenti ed 1 ragazza sposata.
Vive nel vecchio ghetto ebraico, nella periferia della medina di Casablanca, in una camera-cucina in affitto, insieme ai 4 figli a carico.
Da piccola ha imparato il mestiere della sarta, e tra una commessa e l'altra si adoperava anche per i lavori domestici.
Grazie alla sua macchina da cucire è riuscita a sopravvivere ed a mantenere gli studi dei figli.
Il locale dove lavora è una sorta di garage, in cui ha uno spazio di 2 metri per la macchina da cucire e la presa di corrente, al costo di 100 dh (10 euro) al giorno.

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Con il virus lo Stato ha chiuso l'entrata del garage, per cui i clienti non potevano più recarsi da lei.
Quando lo Stato ha proposto il sostegno alle persone con lavori informali, si è iscritta anche lei, ma la risposta non le è mai arrivata.
Un giorno ha incontrato il responsabile del Comune, per sollecitare questo sostegno, ma a causa del malfunzionamento della procedura, Khadija ha capito che doveva arrangiarsi.
In Marocco il confinamento è ancora attivo, fino al 10 luglio.
Per continuare a sopravvivere è costretta ad attivare la sua macchina da cucire, e quando ha qualche lavoro va nel garage e cuce,  nonostante il divieto governativo.

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Purtroppo però c'è poco lavoro, e l'affitto di 100 dh al giorno non le è stato sospeso. A tutto ciò si aggiunge l'affitto dell'alloggio e gli acquisti di cibo per lei e la sua famiglia.
Nonostante tutto però Khadija non perde il suo spirito solidale, e dona gratuitamente le mascherine da lei cucite.

47799908_1591554923231320_r.jpegFoto di Consuelo, nostra socia che si trova in Marocco nella vecchia medina di Casablanca ed indossa una mascherina di Khadija.

Storie drammatiche come quella di Khadija ce ne sono un'infinità, sia nel centro della capitale economica del Marocco, Casablanca, sia nelle zone più remote, come ad esempio la storia di Mokhtar, uno dei tanti taxisti fermi da oltre 2 mesi a causa del virus.

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Mokhtar abita ad un Aglou, un piccolo villaggio del sud marocchino, a 5 km dall'Oceano Atlantico.
Ha 49 anni e padre di 3 figli di 21 , 11 e 7 anni. Tutti studenti.
Aveva un entrata di 2500 dh (250 euro) al mese grazie al suo lavoro di taxista tra la città di Tiznit ed il suo villaggio (15 km circa).
Con il lockdown e la decisione governativa di fermare il servizio di trasporto tra il centro della città ed il villaggio, Mokhtar si ritrova senza più nessuna fonte di reddito.
In più  per sopravvivere prima del virus era costretto a chiedere dei prestiti che ora si sono accumulati al bisogno di cibo e spese per internet, per dare la possibilità ai figli di continuare la scuola a distanza.

Aiutaci ad aiutare!!!

GRAZIE per la condivisione della campagna o sottoscrizione con la tua donazione!

Per chi preferisce fare una donazione diretta all'associazione può inviare un bonifico al nostro conto corrente:
IBAN:  IT 21 O 07072 02405 026000079018 
Codice BIC: ICRAITRRTS0
Intestato all'Associazione Sopra i ponti
CAUSALE: CAMPAGNA EMERGENZA CIBO

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(conto della nostra socia Consuelo Paris che verserà poi le donazioni sul nostro conto corrente)

Grazie per il tuo contributo!


Storia di come è iniziata questa raccolta fondi.

Quattro anni fa un'associazione che soccorreva i profughi senza documenti di passaggio a Bologna, iniziava ad organizzare l'iftar (pasto di rottura del digiuno di ramadan) in forma conviviale e spontanea aggregando via via diverse donne marocchine che si offrivano di cucinare dentro la struttura o portavano cibo già pronto.

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Questa azione di solidarietà coinvolse per vie amicali una ampia cerchia di persone, italiane e migranti, e nel tempo è diventata tradizione, garantendo ogni anno un intero mese di iftar gioiosi e conviviali per un centinaio di profughi tutte le sere, interamente grazie alla solidarietà spontanea. I commensali erano profughi senza documenti, ma anche ragazzi in attesa di asilo. I donatori erano persone e famiglie private, soprattutto musulmane e soprattutto donne, ma non solo, coinvolte col passaparola, e poi associazioni come la nostra.

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Quest'anno il ramadan cade a maggio e tutto questo non è possibile a causa del lockdown: il locale che ospitava gli iftar a Bologna è chiuso e i raduni impossibili. Ma la rete di solidarietà è ancora viva! Non sarà possibile radunare tutti intorno ad una tavola come gli anni scorsi, ma i volontari porteranno il cibo nei dormitori e nei luoghi di aggregazione dei giovani soli senza documenti e senza tetto, grazie all'attivismo diffuso di tante donne marocchine che si sentono un po' "mamme" dei giovani emarginati, e di alcuni profughi che non hanno dimenticato i gesti di solidarietà nei loro confronti.

Quest'anno il bisogno è enormemente più grande perché le moschee sono chiuse: gli anni scorsi in ogni moschea ogni sera arrivavano spontaneamente dalle famiglie tantissime donazioni di cibo già cucinato, i bisognosi sapevano che andando alla preghiera del tramonto avrebbero trovato anche l'iftar comunitario. Ma quest'anno tutto questo non c'è e la gente lasciata sola è tanta. Nei dormitori per senza fissa dimora non c'è più posto già dall'inizio della quarantena e anche tante famiglie che gli anni scorsi cucinavano per gli altri ora sono in difficoltà. Ma la solidarietà non si scoraggia, anzi rilancia! Ed ecco il perché di questa campagna fondi.

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Anche a Casablanca, in Marocco, la situazione è simile: qui è la numerosa comunità subsahariana (migliaia di persone, concentrate nei quartieri popolari di El Oulfa e Farha Salam)  che oggi fatica a trovare da mangiare. Le famiglie migranti, provenienti dalla Costa d'Avorio, Congo, Gabon, Camerun, Burkina Faso, Senegal, ma anche dalle Filippine, soprattutto formate da donne con bambini, non hanno cibo per mancanza di lavoro. Molte donne facevano le pulizie nelle case marocchine, ma ora con il lockdown (previsto fino al 20 maggio) hanno perso le loro poche entrate. Ci sono situazioni di povertà estrema, con sopravvivenza a pane ed acqua. 



Video realizzato dall'associazione Bank de Solidarité  e pubblicato sulla rivista online AfriqueLe360 .
Grazie all'associazione casablanchese abbiamo raccolto i bisogni di almeno 60 famiglie che più necessitano di un aiuto alimentare.

E’ arrivato il 24 maggio l’Eid al Fitr, la festività che conclude il ramadan,  ed è ora per noi di tirare un primo bilancio della campagna che abbiamo lanciato per l’iftar solidale, cioè il pasto di rottura del digiuno, condiviso con le persone messe in ginocchio dal lockdown.

Come scritto negli aggiornamenti precedenti, la campagna è nata e poi cresciuta spontaneamente grazie alla volontà e all’intelligenza collettiva della comunità marocchina di Bologna che ha saputo reinterpretare, nella inedita situazione della quarantena, i valori di solidarietà e condivisione che sono alla base delle pratiche del ramadan, e soprattutto ha saputo tessere relazioni di rete sul territorio che hanno permesso di moltiplicare al massimo le azioni di solidarietà, disseminandole anche in Marocco.

Dunque, dopo 30 giorni di impegno costante di decine di persone, siamo orgogliosi di poter dare una prima restituzione dei risultati che dimostrano come la collaborazione moltiplica le forze:

Bologna
- per 30 giorni consecutivi è stato offerto il pasto serale, culturalmente adeguato e consegnato con la massima attenzione alle misure anti-contagio, inizialmente a 50-60 persone per arrivare a qualche centinaio col passare delle settimane. Si è trattato soprattutto di profughi e richiedenti asilo confinati in centri di accoglienza e persone senza casa temporaneamente ospitati in dormitori pubblici in cui non ricevevano forniture d cibo o non in maniera adeguata al ramadan, e molti rimasti fuori anche dai posti in dormitorio, che hanno passato la quarantena nascondendosi qua e là. A queste persone si sono aggiunte numerose famiglie che hanno perso le fonti di reddito a causa del lockdown. Orientativamente i fondi raccolti attraverso il crowdfunding hanno contribuito per circa 420 euro alla spesa per l’iftar solidale (acquisto di prodotti alimentari, vassoi monoporzione e posate monouso)
- diverse famiglie sono state aiutate con pacchi alimentari, buoni spesa (impiegando circa 460 euro del crowdfunding) e attrezzature informatiche per la Didattica a Distanza dei figli

Marocco
- con un contributo di 3.000 dirham (300 euro) all’associazione casablanchese Bank de Solidarité sono stati distribuiti pacchi alimentari del valore di 250 dirham (25 euro) ciascuno a 12 famiglie di migranti subsahariani in grave difficoltà,
- nello storico quartiere popolare della vecchia medina di Casablanca i nostri attivisti in loco hanno fatto un accordo con un negoziante di vicinato per distribuire 19 buoni spesa del valore di 200 dirham (200 euro) spendibili nel suo emporio a famiglie bisognose del quartiere, per un totale di 3.800 dirham (380 euro);
- infine sono stati distribuiti 600 dirham (60 euro) a famiglie bisognose di Temara, vicino a Rabat e altri 600 (60 euro) a famiglie di Berrechid, sobborgo di Casablanca, individuate grazie ai contatti dei nostri soci.

Di tutto questo il merito va alla meravigliosa rete di collaborazione che si è attivata al nostro fianco. Vogliamo quindi ringraziare:
- i 17 donatori che hanno risposto a questa campagna permettendoci di raccogliere 1.175 euro in circa tre settimane;
- i 9 donatori che hanno contribuito per altri 715 euro arrivati direttamente al conto della nostra associazione;
- le donne marocchine (qualche decina!) che hanno cucinato nelle loro case per i profughi e le persone sole garantendo un iftar prelibato e curato con amore per 30 giorni;
- il gruppo di ex profughi siriani che per trenta giorni ha dedicato pomeriggi e sere a ricevere le donazioni di cibo e sistemarle nei vassoi monoporzione per poi distribuirle alla sera ai beneficiari;
- l’associazione Oltre… che ha ospitato nella fantastica cucina di Camere d’Aria le operazioni di preparazione e “impiattamento” dell’iftar solidale da asporto;
- soprattutto Meryem, Fatima e Hajiba, tre meravigliose donne che hanno coordinato tutto questo a Bologna, cucinando, facendo la spesa, accogliendo e valutando le richieste di aiuto e indirizzando il lavoro delle e degli altre/i e Mohamed e Consuelo che hanno tessuto la rete solidale a Casablanca.

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Purtroppo abbiamo appreso in questi giorni che il progetto d’emergenza “Khaoua khaoua per la fraternità universale”, che avevamo inviato all’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) in risposta ad un bando specifico per l’emergenza economica dovuta alla pandemia, non è stato approvato. E’ un vero peccato perché il finanziamento di 10.000 euro ci avrebbe permesso di proseguire per tre mesi e ampliare gli aiuti alle fasce di popolazione più colpite sia a Bologna che in Marocco e di strutturare una rete di partenariato umanitario che le micro-azioni sostenute dal crowdfunding avevano iniziato a evidenziare.

Una battuta d’arresto che non fermerà la solidarietà. E’ una promessa!

Infatti la campagna GoFundMe prosegue per sovvenire alla mancanza di questo finanziamento atteso, per continuare a sostenere le famiglie ancora in stato di bisogno, sia a Bologna che nelle 12 aree rurali e di montagna del Marocco che avevamo individuato attraverso la nostra rete di partenariato marocchina: Tamesloht, Had Brachoua, Foum Zguid, Akka, Merzouga, Afourer, Kelaat Mgouna, Biougra, Aglou, Taliouine, El Brouj ed Ouled Fares.

L’intento è di aiutare un circuito di famiglie bisognose a Bologna, Castenaso, Budrio e Molinella con 40 pacchi alimentari o buoni spesa da 60 euro ciascuno e in Marocco di raggiungere 120 famiglie nei territori suddetti, oltre a 54 famiglie sub sahariane di Casablanca, con buoni spesa da 30 euro ciascuna.

GRAZIE per la condivisione della campagna o sottoscrizione con la tua donazione!


Translation in English:

SOLIDARITY 4FOOD

Our voluntary association, Sopra i ponti , of Moroccan migrants and Bologna citizens interested in interculture, active in Bologna and Morocco since 1995, is trying today more than ever to meet the great needs that this epidemic has caused, starting from the most basic: food.

Four years ago an association that helps undocumented refugees passing through Bologna, began to organize public iftars (fasting break meal during ramadan month) in a convivial and spontaneous way. Many moroccan women joined the initiative, offering to cook inside the host association's facility or bring already cooked food.

This solidarity action involved many people on a friendship basis, Italians and mgrants, and step by step has become a sort of tradition, making it possible to provide a whole month of friendly and cheerful iftars each year for around one hundred refugees. All out of spontaneous solidarity. The guests were refugees, undocumented or/and asylum seekers. The donors were private people and families, mostly muslim women, involved just by word of mouth, and associations like ours.

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This year ramadan comes in May and all this is not possible because of present lockdown: the place where the iftar was cooked in Bologna is closed and gatherings are not allowed. But the solidarity network is still alive! It will not be possible to gather everybody around the same table like in the past years, but the volunteers are going to bring cooked meals in refugees dorms and other undocumented people squatting places, thanks to the widespread activism of many Moroccan women who feel as if they were the mothers of all the marginalized young people, and of some refugees who have not forgotten the gestures of solidarity towards them.

This year the need has grown enormously because the mosques are closed: in the past ramadan months in every mosque all nights huge ready food donations arrived  spontaneously from neighborhood families, and poor people knew that if they went to the sunset prayer they would find also a community iftar. But this year all this is impossible and needy and lonely people are a lot. In public homeless dorms there is no room left since the beginning of the quarantine and many families that used to cook for other people now are in need themselves. But solidarity is strong and that’s why we decided to launch this funding campaign.

In Casablanca, Morocco, we observe the same situation: here a big sub-Saharan immigrant community (thousands of people concentrated in the popular neighborhoods of El Oulfa and Farha Salam) struggles to find food. Immigrant families, from the Ivory Coast, Congo, Gabon, Cameroon, Burkina Faso, Senegal, but also from the Philippines, mostly women with children, don’t have enough food for lack of work. Many women used to work as cleaning ladies in moroccan homes, but now they have lost their poor income because of lockdown (up to 20th May). There are cases of extreme poverty, people who live on  barely bread and water.
Video  created by the Bank de Solidarité association and published in the online magazine AfriqueLe360 . Thanks to the Casablanca association, we have collected the needs of at least 60 families who most need food aid.

We ask for help with a donation worth a package of food: 30 € in Morocco, 50 € in Bologna, Italy.

For those who prefer to donate with a bank transfer directly, here are our bank details:
IBAN:  IT 21 O 07072 02405 026000079018 
Code BIC: ICRAITRRTS0
Associazione Sopra i ponti
Reason to indicate: EMERGENCY FOOD CAMPAIGN

For those who prefer to donate with paypal:
paypal.me/fratellanzauniversal 
(account in the name of our member Consuelo Paris who will transfer donations to our asociation bank  account)

 Thanks for your contribution!

Donations

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