Dalla tenda a una stanza: aiutiamo Giuseppe e Blanco

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Dalla tenda a una stanza: aiutiamo Giuseppe e Blanco

La storia di Giuseppe Raimondi e Blanco – conosciuti davanti alla Conad dell’ex Campo d’Aviazione a Viareggio

Giuseppe Raimondi, per tutti Peppe, poco più di trent’anni, ha sempre il sorriso, è gentile con tutti e scrive pezzi rap potenti sulla sua vita in strada. Il suo cane Blanco non lo lascia mai. Dopo la morte del padre tutto è crollato: casa, lavoro, sicurezze. Oggi dormono in una tenda nella pineta di Viareggio, al freddo e sotto la pioggia. Peppe si trova in questa condizione anche a seguito di abusi subiti da parte delle forze dell’ordine di Viareggio, vicenda che ha avuto risonanza mediatica locale. Il quartiere ex Campo d’Aviazione lo conosce bene: panini, caffè, sorrisi quotidiani. Ma serve di più: Peppe merita una seconda possibilità.

CHI SONO E PERCHÉ QUESTA RACCOLTA

Mi chiamo Marco Atzori e sono amico di Peppe. Come funzionario sindacale e attivista, ho deciso di avviare questa campagna per supportarlo in un vero progetto di reinserimento sociale. Peppe non ha attualmente documenti, residenza né conto bancario. Per questo riceverò i fondi sul mio conto personale e li gestirò interamente per le sue necessità. I soldi non gli verranno trasferiti direttamente, ma utilizzati per pagare affitto, spese mediche, cibo, servizi e tutto quanto necessario per restituirgli dignità e autonomia. Mi assumo la piena responsabilità civile e penale di quanto dichiaro e della gestione trasparente di ogni donazione. 

OBIETTIVI DEL PROGETTO DI REINSERIMENTO

FASE 1 - EMERGENZA IMMEDIATA (primi 3-4 mesi)
  • Stanza in affitto che accetti cani (400-600€/mese a Viareggio) 
  • Telefono e trasporti per colloqui di lavoro 
  • Cibo, visite mediche e cure veterinarie per Blanco
  • Duplicati documenti necessari per cercare lavoro 

FASE 2 - SOLUZIONE ABITATIVA STABILE E DIGNITOSA

  • Acquisto di un terreno dove collocare un camper
  • Acquisto del camper: una casa dignitosa e definitiva per Peppe e Blanco 
  • Una sistemazione che gli permetta autonomia e stabilità per ricostruirsi una vita  

FASE 3 - REINSERIMENTO SOCIALE E LAVORATIVO

  •  Percorso di sostegno psicologico per elaborare i traumi subiti 
  • Supporto nella ricerca attiva di un’occupazione
  • Accompagnamento concreto nel rientro nel mondo del lavoro 

La stanza temporanea è urgente per toglierlo dal freddo, ma l’obiettivo finale è dargli una casa vera - il camper su terreno - e gli strumenti psicologici e pratici per tornare a essere autonomo e reintegrarsi nella società.

GARANTISCO TRASPARENZA TOTALE

Mi assumo responsabilità personale di ogni euro:
✅ Screenshot bonifici affitto stanza (direttamente al proprietario)
✅ Ricevute di tutte le spese (telefono, trasporti, cibo, veterinario, sostegno psicologico) ✅ Foto della stanza e successivamente del camper (privacy rispettata)
✅ Aggiornamenti settimanali sui progressi del percorso
✅ Rendicontazione completa disponibile su richiesta

CHIUNQUE VOGLIA AIUTARE È BENVENUTO

Non solo il quartiere, non solo Viareggio: chiunque creda nella seconda possibilità può contribuire.

Condividi ovunque: gruppi locali, WhatsApp, Instagram, TikTok, amici in tutta Italia. Questa è una storia che può ispirare tutti. Peppe è consapevole e grato per questa iniziativa, che rappresenta per lui e per l’intera comunità che lo sostiene l’opportunità di una seconda possibilità.

DA SAPERE

Giudicare è facile, conoscere è difficile. E troppo spesso chi ha perso tutto viene etichettato prima ancora di essere ascoltato. Ci sono persone che si sentono in diritto di giudicare la vita di Peppe senza avergli mai rivolto una parola. Per loro è “uno dei tanti”, uno che “avrà sbagliato lui”, uno che “se la sarà cercata”. Ma Peppe non è un’etichetta: è un ragazzo di poco più di trent’anni, con una storia, un dolore, un talento, un cane che ama, e una dignità che cerca di difendere ogni giorno. Chi lo incontra solo per pochi secondi davanti a un supermercato crede di sapere tutto: “poteva trovarsi un lavoro”, “poteva tornare dalla famiglia”, “se è in strada un motivo ci sarà”. Nessuno vede le notti in tenda sotto la pioggia, i documenti persi, i lutti, le porte chiuse in faccia, la vergogna di chiedere aiuto, la fatica di restare umano quando il mondo ti passa accanto come se fossi invisibile. I luoghi comuni sono comodi: trasformano la complessità di una vita in una frase buona da bar. “Sono tutti uguali”, “non vogliono lavorare”, “è più semplice stare in strada”. È una menzogna rassicurante, che serve solo a non guardare in faccia una verità scomoda: può capitare a chiunque di cadere, e il confine tra “noi” e “loro” è molto più sottile di quanto si voglia ammettere. Ci sono cose che molti non si sono mai chiesti. Forse non vi siete mai domandati perché Peppe a volte si prende una birra: magari per voi è solo “uno che beve”, ma per chi dorme in una tenda al freddo quella birra lo scalda per un attimo, nel corpo e nella testa. E forse siete pronti a condannarlo se ha fatto uso di sostanze leggere, senza pensare che, in una situazione del genere, cercare qualcosa che lo aiuti a non pensare, a reggere il peso delle notti e della paura, a non morire dentro, è un “errore” fin troppo umano. Questo non significa che sia giusto, non significa che sia “la soluzione”, non significa che vada romanticizzato. Ma prima di puntare il dito, proviamo a capire quanto sia fragile il confine tra resistere e crollare quando ti ritrovi per strada, solo, senza niente. Se per noi, con un tetto sulla testa, un lavoro, una famiglia, è difficile reggere lo stress, immaginate cosa significa farlo quando l’unica cosa che possiedi è una tenda in pineta e un cane che dipende da te. Peppe non chiede di essere santificato. Non è un eroe, non è un mostro: è una persona. Chiede la stessa cosa che tutti pretendono per sé: una possibilità. Il diritto di sbagliare e di rialzarsi. Il diritto di non essere definito solo dal punto più basso della sua vita. Il diritto di non essere ridotto a un pregiudizio. A chi lo giudica da lontano, una proposta semplice: prima di parlare, prova a fermarti. Guardalo negli occhi. Ascolta due righe dei suoi rap. Chiedigli come sta. Scoprirai che dietro il tuo “stereotipo” c’è un ragazzo che ha perso tanto, ma non ha perso la capacità di sorridere e di ringraziare per un gesto gentile. Se proprio dobbiamo scegliere da che parte stare, allora meglio stare dalla parte di chi tende la mano, non di chi lancia la pietra. Chi non vuole aiutare è libero di passare oltre. Ma almeno lo faccia in silenzio. Perché la cosa più facile del mondo è giudicare la vita degli altri. La più difficile, e la più necessaria, è riconoscere la loro umanità.

Organizer

Marco Atzori
Organizer
Viareggio

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