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Aiuto al Rifugio Il Carro di Buoi

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Siamo dei giovani di alcuni Circoli di Legambiente, abbiamo deciso di collaborare per iniziare ad introdurre in maniera più concreta dei discorsi antispecisti nella nostra associazione.
Per farlo stiamo pensando di organizzare una serie di eventi, il primo dei quali si terrà online il giorno venerdì 16 febbraio alle ore 20.45 con la partecipazione di Alice Pomiato (Aliceful).
L'evento è organizzato dal circolo di Legambiente Sesto Calende e sarà gratuito ma abbiamo deciso di aprire una raccolta fondi per sostenere il Progetto Baglioni del Rifugio Il Carro di Buoi. Progetto che prevede l'acquisto di un nuovo terreno per i 370 animali non umani ospiti di questa associazione a causa della messa in vendita della tenuta attuale.

Per spiegare meglio la situazione prendiamo in prestito le parole utilizzate dallo stesso rifugio:
"Abbiamo affrontato la possibilità di impegnarci per trasferire il rifugio in un'altra location, invece di provare a raccogliere una cifra spropositata per riacquistare un luogo ormai inadatto ad ospitarlo nel lungo termine.
Cerca, cerca, abbiamo trovato un luogo che potrebbe essere non solo un paradiso per i 370 animali rifugiati attualmente ospiti del rifugio, ma anche la sede del CRAS della Provincia di Arezzo attualmente gestito dalla dr.ssa Gessica Senzamici.

Abbiamo trovato un paradiso che potrebbe davvero fare la differenza per tanti animali non umani ed essere una base per importanti progetti di liberazione animale.

630 ettari.
Ai piedi del Monte Falterona, alla sorgente dell'Arno.
Foreste, pascoli enormi, corsi d'acqua attivi tutto l'anno, sorgenti, un lago.
Un'abitazione già presente con tanto posto anche per personale, volontari e collaboratori.
Stalle giganti e solide, box già presenti, molte agibili, altre da ristrutturare.
Tanti altri edifici dalle potenzialità enormi da ristrutturare con calma.

Il terreno su cui vogliamo dare un futuro al rifugio e al centro di recupero si trova a 15 minuti da Stia-Pratovecchio, inserito parzialmente all'interno del Parco Delle Foreste Casentinesi e adiacente ad esso per la restante parte.
Il terreno è attraversato dall'Arno appena uscito dalla sua sorgente e da diversi corsi d'acqua e sorgenti proprie che sono attivi anche in piena estate, e presenta un grande lago di 6.500m2.

All'interno del terreno sono presenti diverse strutture: una grande abitazione già ristrutturata per volontari e personale, 3 grandi stalle già agibili e altre 2 da ristrutturare integralmente, altri 3 edifici da ristrutturare e adibire a diverse funzioni da valutare.

Sono già presenti alcuni grandi e solidi recinti interni alla proprietà!

Il costo dell'acquisto del terreno è di circa 1.500.000 euro più imposte, in quanto il prezzo è già stato vantaggiosamente ribassato fino alla metà del costo iniziale, ma stiamo lavorando per trovare formule d’acquisto più agevoli che ci permetterebbero di rateizzare il pagamento!

Il progetto che stiamo intavolando prevede più settori di interesse in un'ottica ambientalista e antispecista che abbia al centro la tutela degli animali non umani e la loro qualità di vita, oltre che alla progettazione di aree destinate all'accoglienza di animali provenienti da sequestri.

IL CRAS
Il primo settore è il CRAS che già opera dal 2021 sotto la direzione della dott.ssa in Medicina Veterinaria Gessica Senzamici, presidente de Le Impronte Del Bosco ODV, con l'autorizzazione e la convenzione della Regione Toscana per il recupero di selvatici in difficoltà nella provincia di Arezzo.
La dott.ssa Senzamici si occupa della riabilitazione e reintroduzione in natura di animali selvatici incidentati, feriti o malati.
La gestione del grande terreno conferirebbe al CRAS la possibilità non solo di ricoverare gli animali e riabilitarli in recinti adeguati e in condizioni di vita semi-libera in attesa del rilascio, ma anche di accogliere e far vivere nel modo più vicino possibile alla loro natura quei selvatici che non potranno mai ritornare in piena libertà per motivi di salute/disabilità/imprinting e che dovranno rimanere dipendenti dall'assistenza del personale del CRAS.
Nel terreno in questione è anche vietata la caccia, il che sarebbe un enorme valore aggiunto per la vita e il monitoraggio dei selvatici curati e reimmessi in natura.

IL RIFUGIO
Il secondo settore è il Rifugio antispecista Il Carro Di Buoi per animali cosiddetti "da reddito" di cui ci occupiamo io (Alessandra) e Luca, che già ospita nell'attuale terreno e nella piccola succursale separata 81 bovini, 230 tra capre e pecore, 10 maiali, 2 cavalli, 21 cani e 15 gatti, ed è di fatto il rifugio con più bovini non produttivi in Italia. Gli animali vivono nel modo più libero possibile, pur monitorati e messi in sicurezza, ma avrebbero bisogno di molto più spazio rispetto a quello attuale per poter davvero avere Ia vita indipendente che vorremmo potergli garantire.
I rifugi in Italia sono inoltre ormai al collasso numerico a fronte di un numero sempre maggiore di richieste di aiuto per collocare animali da parte di privati, ASL, istituzioni e associazioni: acquisire un terreno così esteso darebbe senza dubbio la possibilità di accogliere nuovi animali rifugiati in numero ben più consistente collaborando con altri rifugi e tamponando le spese di alimentazione grazie all'enorme quantità di vegetazione e pascolo disponibile sul territorio, garantendo spazio e vita nel verde.

ACCOGLIENZA ANIMALI SEQUESTRATI
In virtù dell'enorme estensione, della varietà della conformazione del terreno e della presenza di numerose strutture, il CRAS e il Rifugio insieme potrebbero essere una grande risorsa per quanto riguarda la collocazione di animali sequestrati in collaborazione con le istituzioni, gli enti e le associazioni nazionali e internazionali del settore: animali selvatici, da fattoria e nel futuro forse - con un'adeguata organizzazione logistica e burocratica in sinergia con altri enti - anche esotici con necessità di accoglienza a vita.

Pensiamo che la creazione di un progetto così d'impatto in un periodo storico così cruciale per la lotta per la salvaguardia della fauna e dell'ambiente sia un impegno da non perdere, tanto quanto la possibilità di costituirlo alle porte e dentro al Parco Delle Foreste Casentinesi in una zona con divieto di caccia, all'interno di un terreno che rischierebbe altrimenti di essere frazionato e trasformato di nuovo in un luogo di sfruttamento zootecnico, sottraendo un'enorme risorsa alle operazioni di tutela degli animali.

Noi vogliamo credere di non aver trovato questo terreno per caso!!!
Vogliamo trasformare la tragedia che stiamo affrontando con la perdita della casa storica di questi animali e trasformarlo in una rinascita più bella e più importante che apra le porte a collaborazioni e sinergie.
Dobbiamo farcela!"
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