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Cara comunità scolastica, cari colleghi e cittadini che credete nella giustizia,
Mi chiamo Silvana e sono una docente di ruolo di matematica e scienze. Ho dedicato tutta la mia vita allo studio e all'insegnamento, ottenendo tre abilitazioni all'insegnamento con il massimo dei voti (80 su 80) e la laurea con 110 su 110 e lode, superando concorsi con immensi sacrifici. Per ben 15 anni di servizio nella scuola pubblica, di cui 10 da docente di ruolo, ho prestato il mio lavoro in modo impeccabile, meticoloso e senza mai ricevere un singolo provvedimento o sanzione disciplinare. Il mio sogno più grande è sempre stato questo: lavorare nella scuola, per i ragazzi.
Poi, all'improvviso, questo sogno è stato interrotto bruscamente. A causa dell'antipatia di alcuni colleghi e del rancore di un gruppo di genitori, si è scatenata contro di me una tempesta perfetta. Hanno voluto colpire il mio carattere: l'essere una persona rigorosa, seria e animata da una severità positiva, che crede fermamente nel valore dello studio. Questo mio rigore professionale è stato odiato e, con totale malafede, è stato trasformato e spacciato per una "incapacità didattica" che non ha alcun riscontro nella realtà. La cosa più grave è che l'amministrazione, anziché tutelare la mia professionalità, ha trasformato queste lagnanze e queste antipatie personali in una "prova oggettiva".
È bastata un'ispezione lampo di sole tre ore per cancellare in un colpo solo una carriera intera, i miei sacrifici e la mia dignità professionale, decretando la mia "incapacità permanente".
La Corte d'Appello ha recentemente confermato questa decisione. Ma come ha fatto? Copiando e incollando le accuse della controparte e scrivendo una sentenza del tutto superficiale. La cosa più grave è che i giudici non hanno fatto correttamente il loro dovere: non hanno minimamente preso in considerazione la mia difesa, tacendo su ogni nostro riscontro e senza spiegare in alcun modo perché le nostre ragioni fossero sbagliate. Hanno semplicemente ignorato la nostra voce. Come può un'insegnante con la mia storia essere condannata nel silenzio più totale, sulla base di pettegolezzi e rancori?
Se accettiamo questo verdetto, accettiamo un precedente ingente e pericolosissimo per tutti i docenti d'Italia: il principio secondo cui l'onda emotiva delle lamentele dei genitori e l'ostilità di qualche collega possono distruggere la vita di un dipendente pubblico, scavalcando anni di lavoro onesto e vincendo su ogni briciolo di verità.
Io non voglio arrendermi. Voglio difendere la mia dignità, il mio sogno di insegnare e quella di tutta la categoria davanti alla Corte di Cassazione a Roma. I presupposti giuridici per annullare questa sentenza ingiusta ci sono tutti.
Tuttavia, la giustizia ha costi insostenibili per una famiglia monoreddito. Tra la parcella dell'avvocato cassazionista, le pesanti tasse dello Stato e i rischi economici legati a un terzo grado di giudizio, muovere la Cassazione richiede 10.000 euro e più. È una cifra enorme, che da sola non posso più affrontare.
Per totale trasparenza e lealtà nei confronti di chi deciderà di sostenermi, ci tengo a precisare una cosa importante: se per qualunque motivo non si dovesse raggiungere la cifra obiettivo necessaria per avviare il ricorso in Cassazione, tratterrò comunque con immenso cuore e gratitudine le somme accumulate. Quei fondi saranno utilizzati esclusivamente per aiutarmi a pagare i pesantissimi debiti delle spese legali della controparte che mi sono state addebitate per il primo grado e per il secondo grado (di cui ho già ricevuto la notifica di pagamento). In questo modo, ogni vostro singolo euro sarà comunque uno scudo fondamentale per proteggere la mia famiglia dal danno economico di questa ingiustizia.
Per questo chiedo il vostro aiuto urgente, anzi urgentissimo. Anche un piccolo contributo, pari al costo di un caffè o di un libro, per me è uno scudo fondamentale. Questa non è solo la battaglia di Silvana: è la battaglia di chi crede che il merito, l'esperienza e la dignità dei lavoratori debbano valere più del pregiudizio e delle ingiustizie.
Potete leggere l'articolo completo che parla del mio caso e del ricorso in Cassazione sul giornale online "Il Gessetto" a questo indirizzo:
https://www.ilgessetto.com/licenziamento-per-lamentele-di-genitori-e-critiche-di-colleghi-portiamo-il-caso-in-cassazione/
Vi ringrazio di cuore per la solidarietà, per ogni condivisione e per ogni euro che potrete donare per aiutarmi a chiedere giustizia a Roma.
Un caro saluto.

