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Let's go to Abu Dhabi with Luciano

€2,509 of €6,000 goal

Raised by 42 people in 2 months
Created October 12, 2018
Luciano fans
I'm going to Abu Dhabi.
English presentation:
Luciano Curziotti is an Italian national Special Olympics athlete and he is competing at table tennis in the Special Olympics World Games, Abu Dhabi, 2019. 
This fundraising is to contribute to the costs that Special Olympics Italia will incur in order to bring Luciano and another 115 athletes to the forthcoming World Games.
Any excess funds will be used to facilitate sports training for athletes with intellectual disabilities resident in Parma, the city in which Luciano resides. 
If we could reach the fundraising target by 31st December 2018, it would be a great way to start 2019! 
Luciano’s mother talks about what Luciano is like:

Italiano:
Luciano Curziotti è un atleta della nazionale italiana Special Olympics e parteciperà ai Giochi Mondiali Special Olympics, Abu Dhabi 2019 nella disciplina del tennis tavolo. 
La raccolta fondi è destinata a contribuire alle spese che Special Olympics Italia sosterrà per portare Luciano e altri 115 atleti ai prossimi Giochi Mondiali.
Al raggiungimento dell'obiettivo i fondi in eccesso saranno utilizzati per favorire la pratica sportiva degli atleti con disabilità intellettiva residenti a Parma, la città dove vive Luciano.
Arrivare al 31 Dicembre 2018 avendo centrato l'obiettivo sarebbe un buon modo per iniziare il 2019.
Luciano è così raccontato dalla mamma:
 é nato il 26/3/1966. Bello, occhi azzurri e tanti capelli. Fin qui tutto normale. A due mesi e mezzo è stato  ricoverato in pediatria a Parma, con un calo di peso considerevole, disidratato, rifiutava l’allattamento al seno e altre fonti di nutrimento. Più avanti notammo un ritardo di parola e di motricità.

E’ stato preso in cura dal professor Faienza in clinica pediatrica che lo seguì fino all’età scolastica. Qui cominciò l’odissea: non era gradito a scuola dagli insegnanti, mentre si integrava molto bene con gli altri alunni con cui ancora mantiene buoni rapporti. Cominciarono i guai anche in famiglia: non ci si rendeva conto della necessità di dare a Luciano la possibilità di inserirsi nella vita “normale”. Si pensava solo di liquidare la questione con una pensione retributiva per il ragazzo. Il prof. Faienza ci consigliò di cercare le condizioni giuste per permettere a Luciano di potersi esprimere e ampliare le sue possibilità poiché ne aveva le attitudini.
I miglioramenti c’erano ma molto lenti. A quel tempo Luciano aveva solo me (la madre); la famiglia non si occupava di lui (padre e due fratelli).
La pediatria chiese consiglio all’insegnante (anno 1975) e all’epoca  Luciano aveva una maestra anziana che mi aprì gli occhi sui suoi comportamenti, sulle sue potenzialità e capacità e sul pietismo degli altri bambini nei suoi confronti.
Nel 1976 Luciano ed io ci trasferimmo da Felegara (realtà molto arretrata nel pensiero, gente di paese con convinzioni molto radicate nella tradizione che non accettava la richiesta di separazione soprattutto da parte della donna) a Parma, ospitati a casa di uno dei miei fratelli. Abbiamo vissuto il dramma della separazione di una famiglia e ciò non ha certo giovato a Luciano.
Tra tante peripezie riuscimmo ad inserire quest’ultimo nella scuola a tempo pieno (Corazza) incontrando l’aiuto di insegnanti disponibili. In questo percorso siamo stati guidati da Mario Tommasini che poi mi convinse a mandare Luciano in un centro estivo. Al controllo autunnale del 1978 il personale, i medici della pediatria e i docenti stentavano a riconoscere il piccolo Luciano. Il cambiamento in positivo era notevole.
Finite le elementari avvenne lo scontro con le medie. Avuta la promessa e le rassicurazioni della preside della scuola media Ferrari (nel mese di Aprile) che non ci sarebbero stati problemi, tre giorni prima dell’inizio delle lezioni ci comunicarono che non c’era posto per Luciano poiché la classe era troppo numerosa.
Cercammo di elemosinare un posto e finalmente fu inserito in una classe alla scuola media Antelami. Ci tenni a chiarire con la scuola che lo scolaro (mio figlio) non avrebbe dovuto subire trattamenti di favore, anzi, avrebbe dovuto ricevere la stessa disciplina imposta agli altri alunni.
Furono tre anni veramente proficui in tutte le materie (tranne la matematica).
Notammo la sua grande curiosità per un’infinità di cose.
I rapporti con gli insegnanti e con i compagni erano più che ottimi.
Dopo la scuola fu inserito, con il piano CEE, nel mondo del lavoro alla nettezza urbana di Parma (Officina). Correva l’anno 1982, aveva sedici anni e già da tempo era appassionato di motori di qualsiasi genere.
L’ambiente del lavoro e il personale dell’azienda furono determinanti per il suo sviluppo mentale e psicomotorio. Si sentiva impegnato, considerato fino al punto di accettare di partecipare alle partite di calcio con la squadra dell’azienda anche se le considerava una pacchia.
Nel 1992 Luciano si ammalò gravemente dimagrendo molto. Passò dal pesare 63 chili a 43. Visite, gastroscopia, medicine non portarono a niente. Ebbe quattro ricoveri sotto l’effetto del Lexotan.
Dimesso senza diagnosi, per mezzo dell’ufficio diritti del malato, rintracciammo un certo prof. Peracchia che curava le malattie dell’esofago al policlinico di Milano.
Scoprimmo che era solo una lieve anomalia nel tratto gola/collo. E’ riuscito a guarire con esercizi di logopedia e dopo tre anni ritornò ad essere il nostro Lucio.
Nel frattempo Luciano era controllato dal Dott. Cesare Terzi dell’Unità metabolica della pediatria di Parma, dalla genetica (prof. Balestrazzi) e dal cardiologo, prof. Virdis.
Nel 1994 mi comunicarono la diagnosi di Luciano: Sindrome di Williams Breau. All’epoca aveva 28 anni. Si trattava di un ritardo psicomotorio.
Arrivò il momento di affrontare anche il problema della sessualità di cui nessuno mai parla (tanto meno al giorno d’oggi). Essendo cresciuta in una società che riteneva questo argomento un tabù sapevo di non avere le basi per affrontare al meglio il problema.
Non volendo danneggiare la psiche di Luciano decisi di cercare aiuto professionale ma non ne trovai (Medici, psicologi, consultori ecc.). Alla fine dovetti ricorrere al buon senso di madre.
Entrò nella nostra vita proprio in quel periodo Adriano Ronchini, diventato dopo anni mio marito e figura paterna per Luciano.
Persona di molta esperienza dei problemi della vita e dotato di tanta umanità, ci permise di aprire un nuovo capitolo.
Dopo tanto cercare un’attività in cui Luciano potesse impegnare il suo tempo positivamente e insieme ad altre persone, incontrammo Remo Pattini (presidente dell’Associazione LIBERTAS-SANSEVERINA). Fu così che diventammo soci dell’associazione e Luciano iniziò a fare attività sportive e soggiorni estivi.
In seguito l’associazione aderì alla Special Olympics ampliando le sue possibilità.
Luciano diventò grande, maturò molto e lo vedemmo impegnato nei giochi tra cui il calcetto, atletica, nuoto, pesca ecc.
Partecipò con altri ragazzi del gruppo al torneo di bocce europeo dove lui in coppia con un altro ragazzo (Mauro) tornarono con la medaglia d’oro.
Vedendo Luciano così concentrato e assorto sui giochi, traguardo raggiunto con tanto impegno, piansi di felicità.
“Il traguardo è raggiunto!” mi dissi. Da allora Luciano fu tutto una sorpresa.
Ora ha 52 anni e sono 36 che lavora alla nettezza urbana di Parma dove è considerato e ben voluto.
Ovunque sia lui riesce ad emanare allegria. E’ appassionato di sport, musica, motori e ama gli animali e tutto ciò che ha da offrire la natura.
Vive in simbiosi con la musica, fa parte di un gruppo musicale di Parma: “Anni ‘60 e dintorni”. Ha il ritmo nel DNA e canta molto bene.
Passando ai difetti invece è molto testardo. Se si mette un’idea in testa, deve essere così anche se l’evidenza è tutt’altra.
Vive con me (madre) e con mio marito Adriano che ad oggi risulta essere anche il suo tutore legale e che lui da anni considera essere il suo vero padre.
Ha un padre biologico e due fratelli più grandi.
Nella famiglia di origine non è mai stato affrontato il problema della disabilità di Lucio.
Per l’esperienza di vita come madre di un figlio disabile, credo che l’aiuto clinico, medico e soprattutto umano vada dato prima ancora alla famiglia in modo da preparare l’ambiente a ricevere al meglio un soggetto con dei problemi. Parlare e informare in modo da evitare che non esistano più in futuro persone che si vergognano di avere un soggetto disabile all’interno della propria famiglia.
E’ importante aiutare le madri a non vivere nel senso di colpa e ad adagiarsi alla condizione cedendo alla comodità di una pensione data agli invalidi.

La persona disabile ha il diritto di vivere al meglio. Spesso, nel corso della vita si può essere spettatori di miracoli.

Parteciperà ai Giochi Mondiali Special Olympics, Abu Dhabi 2019 nella disciplina del tennis tavolo e questa è realtà.
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Grazie ASD SETTE MELE di Gastaldi e Claudio.
Ti racconto una barzelletta
Ciao
Luciano
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Ragazzi, vi ringrazio con una nuova barzelletta dedicata a chi ha i capelli molto lunghi...
grazie
Luciano
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Grazie Michele, Elisabetta, Anonimo, Francesco.
Mi avete fatto sorridere, spero di farvi ridere.
"I'm going to Abu Dhabi"
Grazie
Luciano
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Un grande amico sempre disponibile, grazie Giovanni
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€2,509 of €6,000 goal

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