Operazione Hayk

La leggenda narra che nel 2492 a.C. un mitico condottiero di nome Hayk unificò le tribù armene e le guidò in guerra contro gli invasori assiro-babilonesi comandati dal potente re Nimrod.

Gli Armeni riuscirono a sconfiggere gli eserciti nemici presso il lago di Van, e da allora quelle terre presero il nome di Hayots Dzor: la Valle degli Armeni.

A partire da quel momento nulla è stato facile per la nazione fondata da Hayk: gli Armeni dovettero affrontare 4500 anni di invasioni, massacri, genocidi e guerre, ma non si arresero mai.

Nonostante le avversità, gli Armeni prosperarono e svilupparono una cultura raffinata. Contribuirono allo sviluppo della scienza, della musica, della religione, della letteratura, del commercio e dell’arte in tutta l’Eurasia.

Oggi i figli di Hayk sono chiamati a superare una nuova sfida: il 27 settembre 2020 è riesplosa una vecchia guerra che li vede per l’ennesima volta contrapposti all’Azerbaijan.

La posta in palio di questo conflitto è un fazzoletto di terra chiamato Artsakh (ex Nagorno Karabakh), un piccolo stato etnicamente armeno che la comunità internazionale considera parte dell’Azerbaijan, ma che di fatto è sempre stato abitato dagli Armeni e che si autogoverna da quasi 30 anni.

I confini odierni dell’Artsakh vennero plasmati nel 1994 sul campo di battaglia al prezzo di 30.000 morti ed 1 milione di sfollati. La guerra vide gli Armeni trionfare sugli Azeri, ma la comunità internazionale non riuscì a negoziare efficacemente, ed i due contendenti non firmarono mai un trattato di pace definitivo.

Terminato il drammatico conflitto, gli Armeni dovettero fronteggiare una profonda crisi demografica ed economica dovuta al collasso del sistema sovietico ed alla conseguente deindustrializzazione, mentre l’economia azera iniziò a decollare grazie alle esportazioni di idrocarburi.

Sull’onda di questa pioggia di denaro, Baku si rifece il trucco: a ridosso della città vecchia spuntarono lussuosi centri commerciali ed imponenti grattacieli. Miliardi di dollari vennero riversati nello sport, nei grandi eventi, ed in qualsiasi cosa servisse a proiettare nel mondo l’immagine di un paese moderno, ricco e vincente.

La capitale azera cambiò faccia, ma presto emerse l’incongruenza tra la narrazione e la realtà: mentre gli Aliyev edificavano grattacieli scintillanti e sbandieravano i mirabolanti successi del nuovo Azerbaijan, milioni di cittadini vivevano sotto la soglia di povertà ed i livelli di produzione industriale restavano fermi dai tempi dell’URSS.

Come avviene in ogni dittatura, i soldi rimasero attaccati alle mani del presidente-padrone dell’Azerbaijan, ed al popolo rimasero solo le briciole. Presto emerse che la famiglia Aliyev si trovava al vertice di un torbido vortice corruttivo, e che spostava miliardi di dollari nei paradisi fiscali caraibici.

Il malcontento iniziò timidamente a serpeggiare tra la popolazione, ed il regime decise di affrontare il problema con metodi drastici: represse ogni forma di dissenso ed imbavagliò i media.

Fu probabilmente in questo frangente che il regime comprese la rinnovata importanza dell’irrisolto conflitto dell’Artsakh: la guerra offriva la possibilità di indirizzare le frustrazioni di milioni di cittadini verso un nemico esterno da additare a colpevole di ogni male.

Nacque così una propaganda martellante che mirava a disumanizzare gli Armeni ed insinuare un subdolo messaggio nella mente della popolazione: se non hai il pane, la colpa è degli Armeni che te l’hanno rubato. Se non hai una casa, la colpa è degli Armeni che ti hanno sottratto il Nagorno Karabakh.

Ma non basta la propaganda per fare una guerra, ed il regime lo sapeva bene. Il governo azero stanziò miliardi di dollari per rinnovare il suo arsenale bellico ed iniziò a fare shopping di aerei, elicotteri, missili a lungo raggio, droni ed artiglieria pesante in Russia, Israele, Turchia ed Italia.

L’Armenia non riuscì a tenere il passo della sfrenata corsa agli armamenti azera, ed in pochi anni i rapporti di forza tra i due eserciti si ribaltarono.

Così il 27 settembre, forte del suo grande potenziale bellico e sospinto dalle nuove ambizioni imperialiste della Turchia, l’Azerbaijan abbandonò definitivamente la strada della diplomazia e decise di concedere sfogo all’ormai incontenibile odio anti-Armeno che covava in patria.

L’esercito azero attaccò all’alba. Il fuoco dell’artiglieria iniziò a martellare incessantemente sulle postazioni nemiche e migliaia di uomini si scagliarono con forza contro le difese dell’Artsakh.

Le bombe giunsero più rapidamente delle notizie: i civili Armeni si svegliarono sotto i colpi dei droni, dei missili e dell’artiglieria azera. La capitale Stepanakert venne sventrata in pochi giorni, e lo scempio continua tuttora.

Da quel maledetto 27 settembre la guerra non si è più fermata: si combatte incessantemente lungo l’intero perimetro dell’Artsakh, mentre i missili continuano ad abbattersi sulle abitazioni dei civili e devastano la capitale.

Armeni ed Azeri, civili e militari, stanno morendo come mosche. Ma potrebbe andare anche peggio di così. I pochi specialisti focalizzati su questo conflitto, indifferentemente dalla loro posizione ideologica, concordano su un punto: se l’esercito armeno dovesse perdere il controllo dell’Artsakh, se centinaia di migliaia di civili Armeni dovessero finire nelle mani dell’esercito azero, si rischierebbero massicci episodi di pulizia etnica.

Mentre l’Occidente si compiace da tanti anni nel ripetere che certi orrori non potranno più accadere in Europa, una nuova grottesca riedizione del Genocidio Armeno si sta preconfigurando alle sue porte.

Nella sostanziale indifferenza del mondo, il popolo dell’Artsakh è strenuamente impegnato a perseguire un solo scopo: sopravvivere all’efferata aggressione azera.

Per contribuire ad infrangere il vergognoso silenzio dell’Europa, nell’ottobre 2020 ho deciso di lanciare un progetto divulgativo dal nome evocativo: Operazione Hayk.

In estrema sintesi, il fine ultimo dell’Operazione Hayk è quello di utilizzare i giornali, le radio ed i social network per far conoscere a migliaia di italiani la guerra dell’Artsakh, denunciare i crimini di guerra commessi dal regime azero e raccontare le drammatiche sfide che il popolo armeno sta affrontando nell’indifferenza dell’Occidente.

L’Operazione Hayk ambisce ad essere più di una semplice campagna mediatica: si prefigge l’obiettivo di contribuire a risvegliare gli italiani dal torpore e far arrivare nelle loro case la voce di un popolo martoriato ed ignorato.

Per dirlo con il più abusato degli ossimori, il silenzio dell’occidente è assordante, e noi vorremmo provare a romperlo.

Il silenzio è complice di questa carneficina. Noi non vogliamo esserlo.



RACCOLTA FONDI

L’Operazione Hayk è un progetto che si basa totalmente sul lavoro offerto a titolo di volontariato da parte di Gianluca Alex Proietto e dei suoi collaboratori, ma non è esente da costi.

In primo luogo dovremo acquistare dell’equipaggiamento tecnico specifico che servirà a produrre e montare contenuti audio/video di buona qualità nel difficile contesto dell’Artsakh.

In seconda battuta, dovremo far fronte ad ingenti costi operativi: biglietti aerei, affitto delle basi operative, rimborso delle spese quotidiane dell’operatore sul posto (spostamenti, cibo, varie ed eventuali).

Dopo esserci interrogati a lungo su come reperire i capitali necessari a far partire il progetto, abbiamo deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi.

Abbiamo quantificato in 9000€ il tetto minimo per affrontare tutte le spese inerenti all’acquisto del materiale tecnologico necessario, e per coprire i costi operativi di circa 3 mesi di lavoro (due mesi in Armenia ed Artsakh per raccogliere materiale, un mese a fare conferenze in giro per l’Italia).

Tuttavia la nostra ambizione è quella di raccogliere fondi sufficienti per restare in Armenia ed Artsakh per molto più di 3 mesi: per questo motivo vorremmo attivare una piattaforma Patreon e trovare degli sponsor che dal quarto mese ci aiutino a coprire almeno parzialmente i costi operativi. Al termine del conflitto, l’Operazione Hayk resterà attiva con la finalità di promuovere la cultura armena in Italia e di lanciare nuove iniziative di supporto al popolo dell’Artsakh.

Come verrebbero spesi i soldi qualora venisse raccolta una cifra superiore a 9000€?
Questa circostanza garantirebbe fin da subito di poter operare sul territorio dell’Artsakh e portare avanti le attività informative/divulgative per un periodo di tempo maggiore dei 3 mesi preventivati. In base agli importi raccolti, inoltre, potrebbe concretizzarsi la possibilità di affrontare ulteriori investimenti in termini di attrezzature tecnologiche, nonché di fornire dei piccoli rimborsi-spese ai volontari.

Cosa accadrebbe se venisse raccolta una cifra inferiore?
Qualora venissero raccolte donazioni pari o superiori a 4000€, vi sarebbe la possibilità di avviare l’Operazione Hayk in formato ridotto. Con una simile cifra, infatti, sarebbe possibile affrontare i costi di un parziale upgrade tecnico, ma non sarebbe possibile coprire le spese operative derivanti dalla presenza fissa di un inviato in Armenia ed Artsakh. In caso di raggiungimento di una cifra pari o superiore ai 4000€, dunque, vi sarebbero le risorse necessarie all’attivazione della piattaforma divulgativa. Verrebbero dunque attivati e gestiti i canali social, verrebbe postato molto materiale divulgativo/informativo e verrebbero pubblicati articoli sui giornali disposti a fornire spazio al progetto, ma non vi sarebbe modo di mandare il nostro inviato a raccogliere materiale in prima persona in Artsakh.

 

CHI SONO

Sono Gianluca Alex Proietto, un giovane italiano dedito allo studio della storia e della cultura dei paesi che sorgono lungo la famosa Via della Seta.

Ho trascorso gli ultimi anni lontano dal suolo italico. Ho affrontato viaggi estremi in bicicletta attraverso le terre selvagge del Kazakistan, della Mongolia e della Siberia, ho vissuto a Tbilisi per 3 anni lavorando come guida storica, ho fatto volontariato in Mongolia e Corea del Sud, ed ho esplorato per anni l’intera Via della Seta con ogni mezzo di trasporto immaginabile.

Dal 2012 il focus del mio studio è sulla storia della Georgia, dell’Armenia, dell’Artsakh e dell’Iran. In particolare coltivo un profondo legame con la nazione armena, nella quale mi reco costantemente e sulla quale ho organizzato conferenze divulgative aventi per tema la storia dell’Armenia, il Medz Yeghern ed il conflitto del Nagorno Karabakh.

Nel 2020 ho iniziato a concepire un progetto chiamato Barbaristan che ha la finalità di divulgare tematiche storiche, culturali e geopolitiche su due aree geografiche ancora poco conosciute dal pubblico italiano: il Caucaso e l’Asia Centrale.

Il progetto Barbaristan si pone come obiettivo quello di promuovere la conoscenza di paesi e territori prossimi all’Europa tanto storicamente quanto culturalmente, ma poco noti alle nostre latitudini.

Allo stato attuale Barbaristan sta lanciando la sua prima campagna di divulgazione su larga scala: Operazione Hayk.

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