AIUTARE LA VERTENZA SUL SANTA MARIA DELLA PIETÀ

Siete in tanti e tante a chiederci che fine farà il Santa Maria della Pietà. Noi non ci fermiamo in questa battaglia ma abbiamo bisogno del vostro sostegno economico per continuare a combatterla e sostenere le spese legali del ricorso al Tar. Perché questa battaglia non è solo nostra ma è di tutte e tutti. Siete in tanti e tante e basterà che ciascuno/a di voi lasci un piccolo contributo per arrivare alla cifra che ci chiedono. 

59896117_1632296805366755_r.jpeg 

Davvero non volevamo credere che le logiche del profitto e del pareggio del bilancio della Asl potessero essere più forti delle esigenze dei cittadini di vivere al meglio gli spazi pubblici. E’ per questo che ci troviamo a far appello a tutte le persone che condividono la nostra battaglia perché abbiamo perso il ricorso al Tar e le spese legali sono ora per noi insostenibili, visto che non abbiamo più neanche uno spazio dove organizzare iniziative.
 
Domenica 25 febbraio 1973, Marco Cavallo, cavallo di cartapesta, esce dal manicomio di Trieste accompagnato da infermieri, medici e pazienti. Sarà il simbolo della liberazione, l'apertura dei manicomi.
 
Giovedì 25 febbraio 2021 la polizia sgombera i locali della ex Lavanderia, padiglione 31 dell'ex manicomio di Roma, dove resistevamo da più di 16 anni alle politiche di svendita del patrimonio pubblico. Per anni avevamo lottato per un uso pubblico, sociale e culturale del Santa Maria della Pietà portando avanti l’eredità della riforma basagliana, contro un progetto di risanitarizzazione utile solo a pareggiare i buchi di bilancio a livello sanitario della Regione Lazio.
 
 
 
 
Quasi 17 anni di resistenza contro un sistema politico-sociale che vede nei servizi al cittadino solo una spesa e nel capitale immobiliare pubblico solo una risorsa da mettere su mercato per fare cassa.
 
Primo passaggio di un disegno di privatizzazione più generale del servizio sanitario che avrà come risultato la svendita su mercato di patrimoni immobiliari pubblici.
 
L'occupazione del 15 ottobre 2004 era nata come atto di disobbedienza civile contro lo smantellamento illegittimo delle strutture che erano state ristrutturate per il Giubileo del 2000 operato dalla ASL Rm1. Mentre già erano stato riconvertiti i 5 ostelli della gioventù, anch’essi ristrutturati per il Giubileo lasciando Roma come unica capitale europea priva di strutture ricettive a basso costo per giovani turisti, la ASL stava svuotando il padiglione 31 ristrutturato a fini culturali per convertirlo a padiglione sanitario.
 
Noi abitanti riuscimmo a fermare questo approccio feudale operato dal direttore ASL, liberando la ex lavanderia e continuando a conservare l'utilizzo socioculturale che il padiglione aveva avuto dalla chiusura del manicomio. Impossibile riassumere qui tutte le attività svolte in questi 16 anni, rimandiamo al nostro sito . Ma è invece importante ricordare l'impegno dell'Associazione e della cittadinanza negli anni in linea con i principi basagliani di aprire questi ghetti del disagio psichico alla cittadinanza ed avviare un vero processo di cura della comunità tutta, utilizzando le risorse derivanti da attività (come, ad esempio, ostelli e centri culturali) per i progetti di salute mentale diffusi nel tessuto cittadino.
 
 
 
 
Abbiamo percorso tutte le strade possibili da dopo l'occupazione:
  • la presentazione di progetti partecipati (Progetto Città Ideale),
  • la raccolta firme per la proposta di una delibera comunale, nel 2003 con 9000 firme mai discussa,
  • la costituzione del comitato cittadino “Si può fare” per avviare un altro percorso di impegno civile per una seconda proposta di delibera comunale con 7000 firme, questa volta approvata come delibera 40/2015 durante la giunta Marino,
  • una raccolta firme, sempre presentata dallo stesso comitato, per una proposta di legge regionale con 12000 firme presentata nel 2... , e mai discussa,
  • un ricorso al Tar per fermare la svendita del patrimonio di proprietà regionale all'Azienda Sanitaria.
 
In questi anni però, noi che abbiamo visto l'avvicendarsi degli eventi, ci siamo resi conto che il S. M. della Pietà non era altro che la riproposizione in piccolo della nostra nazione. Un luogo dove su carta godiamo di diritti, dove vengono riconosciute esigenze e vengono trovate soluzioni tradotte in una serie infinita di provvedimenti, delibere, leggi, e che nella realtà si traducono nel loro opposto.
 
Proprietà pubbliche regalate ad aziende per sanare bilanci, edifici ristrutturati per progetti utili poi riconvertiti per fare tutt'altro, soldi pubblici spesi per ripristinare luoghi poi lasciati all'abbandono.
 
Ci hanno costretto per anni a difenderci da processi utilizzando i soldi derivati dalle offerte per sostenere le spese legali, siamo stati per anni minacciati di dover rimborsare a titolo personale centinaia di migliaia di euro per il mancato uso del padiglione da parte della ASL, una azienda sanitaria a cui è stata regalata la Centralità Urbana di questo quadrante di Roma.
 
Si è approfittato dei lockdown e delle varie restrizioni all'attività sociale per sferrare gli ultimi attacchi che hanno poi portato allo sgombero del padiglione 31.
 
Noi della Ex Lavanderia, cittadini e cittadine, associazioni e artisti insieme, abbiamo cercato di tutelare il corretto utilizzo dell'ultimo padiglione che ancora produceva cultura e socialità mentre facevamo una proposta organica di riutilizzo dell'intero ex manicomio proponendo la destinazione di 10 padiglioni ad uso culturale, di 5 padiglioni ad ostello della gioventù, di 5 padiglioni al municipio XIV.
 
 
 
 
Noi proponevamo la Centralità Urbana e i servizi al cittadino di cui parlavano Leggi nazionali e Piano Regolatore comunale, loro ci sgomberavano per posizionare un nuovo ospedale tra due dei più grandi ospedali di Roma, ipersanitarizzando il quartiere e lasciando sguarniti altri luoghi della città di servizi sanitari.
 
Perciò, alla fine di questo lungo racconto, ma non di una battaglia che ancora ci ostiniamo a combattere, siamo però a una richiesta banale: non potendo al momento effettuare altre attività ci servono comunque i fondi per pagare le spese processuali. I nostri erano ormai ridotti al lumicino, perché sempre reimpegnati immediatamente nelle attività. La richiesta del TAR pare che sia “irrituale” e quindi ancora una volta “punitiva”. Abbiamo osato troppo e ne dobbiamo pagare tutto il prezzo, anche quello che ad altri non chiederebbero.
Quindi, essendo volontari e persone qualsiasi, con famiglie a carico, con lavori perduti per la pandemia, con lavori dipendenti, occasionali, temporanei e precari, siamo qui a chiedervi di raggiungere insieme gli 8.000 euro necessari per pagare le spese a cui ci hanno condannati. Lo chiediamo convinti che qualsiasi vostra libera offerta è, come sempre, un modo per sostenere questa battaglia, riconoscerne l’importanza e partecipare.
 
Questa e’ la Roma di oggi, la nostra città. Aiutateci a resistere e a cambiarla.


  • Anonymous 
    • €50 
    • 21 d
  • Silvia Marmiroli 
    • €10 
    • 25 d
  • giancarlo Tonietti 
    • €10 
    • 25 d
  • Eleonora Caroti 
    • €30 
    • 25 d
  • Francesca Masucci 
    • €50 
    • 27 d
See all

Fundraising team: Team di raccolta fondi (2)

Associazione Ex Lavanderia 
Organizer
Raised €600 from 14 donations
Rome, Metropolitan City of Rome
Carla Romana Antolini 
Team member
Raised €300 from 1 donation
  • #1 fundraising platform

    More people start fundraisers on GoFundMe than on any other platform. Learn more

  • GoFundMe Guarantee

    In the rare case something isn’t right, we will work with you to determine if misuse occurred. Learn more

  • Expert advice, 24/7

    Contact us with your questions and we’ll answer, day or night. Learn more